Glossario
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SOMA
(San.) - La luna ed anche il succo della pianta con lo stesso nome, usato nei templi per procurare la trance; una bevanda sacra. Soma, la luna, è il simbolo della Saggezza Segreta. Nelle Upanishad questo termine è usato per indicare la materia grossolana (mista a vapore), capace di produrre vita sotto la azione del calore. (Vedi "Soma-bevanda"). Il Re Soma degli antichi Indù era l'equivalente del Dio Sin caldeo, con un significato spesso fallico e legato al Sole. La Luna, come Soma, era il risultato dello sbattimento dell'Oceano di Vita (lo Spazio) fatto dagli Dei. Soma è Iside, ma anche il quarto globo della Catena Planetaria della Terra, nato dalla Luna. E sempre come Soma, la Luna è la Regina delle piante, la sovrana del mondo vegetale. Soma è il frutto dell'Albero della Conoscenza e chi partecipa ad esso si trova attaccato al suo corpo esterno, lontano da esso, nella sua forma spirituale. Liberandosi da tale corpo esterno, l'uomo si libra verso le regioni eteree superiori, diventando virtualmente "come uno degli Dei", conservando tuttavia nel suo cervello fisico la memoria di ciò che vede e prova. Soma è il padre della Sapienza esoterica. La bevanda Soma è ricavata da una rara pianta di montagna dagli Iniziati Brahmani. Questa sacra bevanda Indù corrisponde alla ambrosia o nettare dei Greci, tracannate dagli dei dello Olimpo. Una coppa di Kykeon era bevuta anche dai Mystes all'Iniziazione di Eleusi. Chi la beve raggiunge facilmente Bradhna, o il luogo dello splendore (Cielo). La bevanda di Soma conosciuta dagli Europei non è quella genuina, bensì il suo surrogato; soltanto i Sacerdoti iniziati possono gustare il vero Soma; perfino i re ed i Raja, quando sacrificano, ne ricevono un surrogato. Haug, per sua stessa ammissione, rivela nel suo Aitareya Brahmana, che non era il Soma quello che bevve e trovò disgustoso, ma il succo delle radici del Nyagradha, una pianta o arbusto che cresce sulle colline di Poona. Siamo stati concretamente informati che la maggior parte dei Sacerdoti sacrificanti del Dekkan hanno perduto il segreto del vero Soma. Esso non può essere rintracciato nei libri rituali e nemmeno per informazione orale. I veri seguaci della primitiva religione Vedica sono pochissimi; questi sono gli asseriti discendenti dei Rishi, i veri Agnihotri, gli iniziati dei grandi Misteri. La bevanda Soma è anche ricordata nel Pantheon Indù, poiché è chiamata Re-Soma. Colui che la beve partecipa del re celeste; diventa pieno della sua essenza, come gli apostoli Cristiani e quelli da loro convertiti erano pieni dello Spirito Santo, e purificati dei propri peccati. Il Soma fa dello iniziato un uomo nuovo; egli rinasce ed è trasformato, e la sua natura spirituale sovrasta quella fisica; conferisce il potere divino della ispirazione e sviluppa al massimo la facoltà della chiaroveggenza. Secondo la spiegazione exoterica, il Soma è una pianta ma, al tempo stesso un angelo. È strettamente connesso con lo "spirito interiore" e più elevato dell'uomo, il quale spirito è un angelo come il Soma mistico con la sua "anima irrazionale", o corpo astrale, e così uniti dal potere della magica bevanda essi si librano insieme al di sopra della natura fisica e, durante la vita, partecipano alla beatitudine ed alla gloria ineffabile del Cielo. Così il Soma Indù è misticamente, ed in tutti i dettagli, identico a ciò che la cena Eucaristica è per i Cristiani. La idea è simile. Per mezzo delle preghiere sacrificali - i mantra - questo liquore si suppone sia immediatamente trasformato nel vero Soma, o angelo, e persino nello stesso Brahma. Alcuni missionari hanno manifestato grande sdegno nei riguardi di questa cerimonia, e ancor di più, vedendo che i Brahmani usano generalmente un tipo di liquore molto alcoolico come sostituto. Ma i Cristiani credono forse con meno fervore nella transustansazione del vino della comunione nel sangue di Cristo, perchè questo vino è più o meno alcoolico ? L'idea del simbolo ad esso inerente non è la stessa cosa ? Ma i missionari dicono che il momento in cui si beve il Soma è il momento d'oro di Satana, che si cela sul fondo della coppa sacrificale Indù. (Iside Svelata). La preparazione del Soma e la sua libazione al fuoco sacro formano gran parte della liturgia vedica. Il Soma è identificato al Dio-Luna ed è concepito come il simbolo percepibile della vita universale, nelle sue funzioni di sperma, respiro e supporto mentale al manas. Le meditazioni e le speculazioni esoteriche sul significato del Soma, nonché la sua manipolazione rituale, costituisce buona parte delle Upanishad antiche. Il Soma è generalmente identificato con l'ambrosia e con il miele, il suo potere inebriante e stimolante è ritenuto aver aiutato Indra nella lotta contro i Demoni. Un mito risalente alla antichità indoeuropea colloca la sede originaria del Soma sulle montagne, da dove sarebbe stato rapito da un'aquila ai Gandharva e recato agli Dei, in particolare ad Indra. La sua connessione con la Luna deriva dal fatto che, come questa ha le sue fasi ascendenti e discendenti, così gli asceti hanno i loro digiuni rituali che a quelle fasi sono legati.
OLCOTT Henry Steel
(USA) - Orange 1832, Adyar 1907. Presidente e fondatore della Società Teosofica, era ultimo dei sei figli di un'antica famiglia che si era trasferita nel New England nel 1630. La sua istruzione fu limitata a causa delle limitate risorse economiche della famiglia; il padre era fallito nel 1851. Studiò al College di New York e poi alla Columbia University, lavorando allo stesso tempo in una fattoria. A 23 anni vinse una borsa di studio con un lavoro sull'Agricoltura scientifica ed a 28 anni sposò Mary Epplee Morgan, figlia del Rettore della Trinity Parish dalla quale ebbe tre figli ed una figlia: il figlio più piccola e la figlia morirono in età infantile. Tornato a New York insegnò in una scuola privata, tenendo a modello le strutture agricole svizzere. La sua attività destò interesse nel Governo che gli offrì una cattedra presso l'Università di Athens, ma egli declinò l'invito. Scrisse la sua prima opera sulla coltivazione della canna da zucchero in Cina ed in Africa: il libro ebbe grande successo e fu imposto a scuola come libro di testo. Seguirono altre offerte di incarichi, sia da parte del Governo che da parte di privati, ma Olcott proseguì nel suo lavoro e nelle sue ricerche. Nel 1858 fece il suo primo viaggio in Europa, sul quale redasse una dettagliata relazione pubblicata sulla Nuova Enciclopedia Americana; nel frattempo operò come corrispondente dall'Europa del Mark Lane Express. Nel 1859, in Virginia, ebbe luogo la impiccagione di John Brown, un avvocato che si era battuto in tutti i modi per l'abolizione della schiavitù: all'avvenimento era vietato assistere ai cittadini del Nord. Olcott si recò in Virginia come inviato del New York Tribune, ma in incognito. Arrivato a Charleston, si dimenticò di ritirare il suo baule alla stazione ferroviaria. Qualcuno si accorse che sopra vi erano le etichette di New York e denunciò il fatto alla polizia. Olcott stava per affrontare un mare di guai quando un giovane ufficiale, fratello massone, si accorse dei segni della fratellanza e gli permise di uscire dall'impiccio. La sua relazione sull'impiccagione fu un capolavoro di reportage. Arruolatosi nell'esercito nordista, si ammalò di dissenteria e fu ricoverato in ospedale. Una volta guarito, chiese di tornare al fronte, ma il Governo, apprezzando il suo coraggio e la sua onestà, preferì impiegarlo in qualcosa di più valido e gli affidò l'inchiesta sulla corruzione e le frodi dell'Ufficio Raccolta e Distribuzione di New York. Per quattro anni combattè contro ogni sorta di impedimenti, accuse, calunnie, ma senza guardare in faccia nessuno, svolse il suo arduo compito e mandò diverse persone a Sing Sing. In riconoscimento della sua opera ebbe la promozione a Colonnello. Fu il turno della Marina a chiamarlo per fare pulizia al suo interno: anche lì, Olcott diede prova di grande zelo e di molta risolutezza, ricevendo riconoscimenti dai più alti gradi militari. Ritiratosi da queste attività, divenne un esperto in Affari, Fisco ed Assicurazioni, raccogliendo una numerosa clientela; contemporaneamente curò gli interessi della Tesoreria della Città di New York. Nonostante i suoi molti impegni ufficiali, Olcott trovò il tempo per applicarsi nello studio dell'occultismo e del misticismo. Seguì con grande interesse molti fenomeni psichici, quali quelli delle sorelle Steel, studiando anche mesmerismo ed ipnotismo, riuscendo ad acquisire anche qualche potere occulto. Nel 1874 venne in contatto con lo Spiritismo, recandosi a Chittenden, nella fattoria di Eddy, per seguirne gli esperimenti ed inviare le sue corrispondenze al New York Sun. I suoi articoli fecero sensazione e quando tornò a New York fu convinto a tornare a Chittenden per seguire la nuova serie di esperimenti e raccontarli al pubblico. In quel periodo, nella fattoria di Eddy, incontrò H.P.B. e rimase colpito dal fulmine della Teosofia : da quel momento in avanti la storia della sua vita si identifica con quella della Società Teosofica. Dapprima aiutò H.P.B. nella redazione di Iside Svelata, poi rivolse la sua attenzione alla creazione di un movimento che ne incarnasse le idee. Nel frattempo ruppe con la sua famiglia che si era ribellata alla sua nuova attività. Partì per l'India con un passaporto diplomatico rilasciato personalmente dal Presidente degli USA, con il compito di promuovere in quella terra attività culturali. Vi trovò povertà, malattie, ignoranza e si impegnò a far recuperare a quel popolo gli antichi valori perduti. Da solo e con H.P.B. viaggiò in lungo ed in largo per l'India, predicando ovunque per risvegliare negli Indù l'interesse per le loro industrie, la loro arte, la loro storia, la loro religione. Aprì una libreria ad Adyar, diede un grande impulso alla rinascita del Sanscrito e cominciò a raccogliere manoscritti fatti su speciali foglie di palma (alla fine ne aveva 15.000). Si battè con grande energia per la riforma della vita sociale in India fino alla formazione della Unione Nazionale Indiana avvenuta nel 1884. Dopo di ciò si spostò a Ceylon, dove la cultura e le tradizioni sociali erano state seppellite da quelle inglesi. Gli usi occidentali erano diventati predominanti e chi li praticava era tenuto in grande considerazione e trattato con rispetto. La Chiesa cristiana imponeva servitù morali disumane per concedere un pò di lavoro ai dagobas ed ai viharas che erano stati ridotti in miseria. Il Buddhismo era stato cancellato dalla cristianità imperante che imponeva a tutto spiano massicce conversioni. Olcott costituì a Ceylon la Società Teosofica, aprì scuole Buddhiste, pubblicò giornali in Singalese ed in Inglese, riportando prepotentemente a galla tutto ciò che apparteneva alle radici storiche e culturali di quel paese. E sulla spinta da lui data, il Governo si rese garante delle iniziative, sostenendo sia le scuole che le attività culturali indirizzate al ripristini del Buddhismo. Nel frattempo, Olcott finanziava la sua attività andando in giro per i villaggi, tenendo conferenze e raccogliendo fondi. Nel 1881 scrisse il Catechismo Buddhista, accettato dalle varie sette e divenuto testo standard per l'insegnamento, pubblicato in varie lingue. Come rappresentante dei Buddhisti di Ceylon, Olcott si recò a Londra ed ottenne varie riforme per il paese, quali quelle contenute nella Dichiarazione del Vesakha. Altro grande servigio per il Buddhismo fu il suo viaggio in Giappone, al ritorno del quale mise a punto le Quattordici Proposizioni Fondamentali, un codice di condotta approvato all'unanimità nel Congresso Buddhista di Adyar del 1891. Ed ancora a lui si deve la bandiera dei Buddhisti, adottata dai seguaci di questa religione in tutto il mondo. I rapporti con H.P.B. non furono sempre cordiali e spesso, nei momenti di confusione, di rabbia, di esagerazione, Olcott emise giudizi duri su H.P.B. che furono censurati dai Mahatma. Quando nel 1888 H.P.B. organizzò la Sezione Esoterica, Olcott inizialmente si oppose, ritenendola un impero nell'impero, che andava contro i principi della Costituzione Teosofica. Nonostante l'intervento di autorevoli personaggi, egli mantenne seri dubbi fino a quando, nel 1890, si dichiarò cofondatore e la riconobbe ufficialmente. Anche dopo la morte di H.P.B., Olcott lavorò per la promozione del Buddhismo ed il successo della Società Teosofica, mantenendosi in contatto con molta gente, in tutto il mondo. Pur avendo perduto il contatto con gli Adepti, egli decise di dare il via ad una Rivista, The Theosophist, seguito del vecchio Giornale Teosofico, edito mensilmente. Su questa rivista egli pubblicò la storia del movimento teosofico e della sua attività, materiale che poi fu raccolto in un libro di sei volumi. Olcott avvertì sempre il maggior seguito che aveva H.P.B. e cercò di contrastarlo in vario modo. Ciò gli fu rimproverato e gli procurò anche il rifiuto da parte della Contessa Wachtmeister della Prima Serie degli scritti di H.P.B. Il suo capolavoro sono i "Fogli di un Vecchio Diario", opera in cui si trova per intero la storia del movimento teosofico. Nel 1906, Olcott visitò l'America per l'ultima volta, ricavandone una profonda depressione psichica, aggravata dall'età e dalle infermità. Nello stesso anno si imbarcò per l'India; prima dello scalo di Genova a seguito di una caduta, si spezzò un ginocchio e si procurò diverse ferite; fu portato a terra in ospedale e vi rimase quasi un mese. Raggiunse Adyar verso la fine dell'anno, ma immobilizzato a letto per alcuni mesi, morì nel Febbraio del 1907. Sembra che in punto di morte sia stato visitato da tre dei Fratelli Adepti con in quali era stato in corrispondenza in vita. Il colonnello Olcott è più noto nel mondo buddhista che in quello occidentale, e si deve indubbiamente a lui ogni successo del movimento teosofico, ivi compresa l'attività e l'opera di H.P.B. Nel 1962, a 55 anni dalla sua morte, egli è stato celebrato nella sede delle Nazioni Unite, Da Malalasekera, rappresentante permanente di Ceylon, che ha ricordato Olcott come figura immensa di religioso e simbolo di grande amore per il Buddhismo. A Ceylon, Olcott è festeggiato ogni anno, una lampada votiva arde perennemente in sua memoria e migliaia di abitanti meditano sulla sua persona e pregano sulla sua tomba, offrendo incenso e fiori.
SPIRITO
(Eso) - La mancanza di un qualsiasi accordo reciproco fra gli scrittori nell'uso di questo termine ha dato come risultato una terribile confusione. Etimologicamente deriva dal latino "spiritus" che significa soffio, alito d'aria; pertanto dev'essere qualcosa di leggero ed invisibile, una sostanza incorporea. È stato così che ognuno l'ha definito a modo suo: Anima, Demone, Angelo, Folletto, ecc. Gli Stoici intendevano il pneuma (termine greco che ha lo stesso significato del latino spiritus) come energia che dà la vita a tutta la realtà, principio vitale, anima del mondo; Cartesio considerava gli spiriti animali, prodotti dal sangue ed inviati al cervello mediante le arterie, il fondamento fisiologico dell'attività psichica; per i cristiani è il soffio divino animatore dell'universo, anima di Dio e dell'uomo, distinguendo gli spiriti finiti (anime umane) da quelli infiniti (gli spiriti puri: Dio e gli Angeli). Kant intende per spirito il potere produttivo e l'originalità creativa della ragione; Hegel considera tre tipi di spirito: quello soggettivo, quello oggettivo e quello assoluto, che Croce, poi, porterà a quattro. Di solito, è reso come sinonimo di anima, ed i lessicografi ne approvano l'uso. Negli insegnamenti Teosofici, il termine "Spirito" si applica solo a ciò che appartiene direttamente alla Coscienza Universale, e che è la sua emanazione omogenea e pura. Così, la Mente superiore dell'Uomo, o il suo Ego (Manas), quando è indissolubilmente legata a Buddhi è uno spirito; mentre il termine "Anima", umana o perfino animale (il Manas inferiore che negli animali agisce come istinto) è applicato solo a Kama-Manas e qualificato come anima vivente. Questa in Ebraico è nephesh, il "soffio di vita". Lo Spirito è immateriale e senza forma e, quando individualizzato, è fatto della più sottile sostanza spirituale, Suddasatwa, l'essenza divina, della quale sono formati i corpi dei più alti Dhyani che si manifestano. Quindi, i Teosofi respingono l'appellativo di "Spiriti" per quei fantasmi che appaiono nelle manifestazioni fenomeniche degli Spiritisti, che invece chiamano "gusci" o con vari altri nomi. (Vedi "Sukshma Sarira"). Lo Spirito, in breve, non è affatto una entità nel senso che ha una forma, poiché, come ritiene la filosofia Buddhista, dove vi è una forma vi è una causa per il dolore e la sofferenza. Ma ciascuno spirito individuale dura solo per il ciclo di vita di un manvantara e potrebbe essere descritto come un centro di coscienza, un centro auto-senziente ed auto-cosciente; uno stato, non un individuo condizionato. Ciò avviene perchè nel Sanscrito vi è una grande abbondanza di termini per esprimere i diversi Stati di Essere, di Esseri e di Entità, e ciascuna denominazione mostra la differenza filosofica, il piano al quale appartiene questa unità, ed il grado della sua spiritualità o materialità. Questi termini, sfortunatamente, sono quasi intraducibili nelle nostre lingue Occidentali. Lo Spirito è l'elemento immortale che è in noi, la fiamma immortale che mai è nata e mai morirà; esso mantiene per tutto il manvantara la sua qualità, la sua essenza, la sua vita, facendo risplendere dentro di noi, attraversi i vari piani, alcuni dei suoi raggi, e facendo di noi ciò che noi siamo. Per i Cabalisti ebraici, lo Spirito è Ruach, mentre per lo esoterismo è la parte inferiore dell'Anima Mundi, o Luce Astrale che Nazareni e Gnostici consideravano femminile. È lo Spirito della Terra, l'Anima o Psiche, dai cristiani considerata diabolica. Lo Spirito astrale, da non confondere con il Soffio Divino, concepisce sette Forme o i Sette Stellari. La Luce Astrale è duale, o bisessuale: la parte maschile è lo Spirito, o la Saggezza (il Purusha indù), la parte femminile è lo Spiritus dei Nazareni, già contaminata dalla materia. I metafisici definiscono il corpo umano trino (spirito, anima e corpo), ma lo Spirito come soffio di Vita non va confuso con lo Spirito Immortale. Comunemente lo spirito è inteso come controparte della materia, ma lo Spirito manifestato è lo Spirito divino assoluto, tutt'uno con la Sostanza divina assoluta; Parabrahman e Mulaprakriti sono uno in essenza, il che significa che Spirito, Ideazione Cosmica e Sostanza Cosmica son una cosa sola. Talvolta il termine viene usato con il significato di Noumeno. Il punto matematico, ad esempio, è una qualsiasi posizione nello spazio dalla quale una cosa reale si diparte per estendersi nel mondo fisico dello spazio: questo punto è lo spirito di quella cosa. L'Universo ha un Reggitore (la Guida) ed un Costruttore (lo Spirito): i due costituiscono il primo potere dopo lo Uno. Nell'universo illusorio essi corrispondono allo Spirito ed alla Materia. Lo Spirito è al di là della natura manifestata, è il Soffio ardente nella sua assoluta Unità. Nell'universo manifestato è il Sole Spirituale Centrale, il Fuoco elettrico di tutta la Vita. Nel nostro sistema solare, esso è il Sole visibile, lo Spirito della Natura, il Dio terrestre. Come insegna la Teosofia, il ciclo di una Monade parte da una condizione puramente spirituale per discendere fino alla totale immersione nella materia e poi risalire nuovamente verso il puro spirito. Questo processo ci permette di dire che la materia è spirito condensato, mentre lo spirito è materia sublimata. Secondo Pratt, alcuni cabalisti ebrei consideravano lo Spirito dell'uomo come un essere senza corpo, disincarnato o spogliato, e perciò designato con l'ideogramma Nahash; spesso lo rappresentavano con un serpente. La vita dell'uomo può essere sintetizzata nella lotta fra la Sapienza divina (Nous) ed il suo riflesso terrestre (Psiche); la battaglia fra spirito ed anima avviene in terra, ma anche in cielo, e l'animale ne è solo la sede terrestre. Per i Semiti, l'uomo chinato davanti al Sancta Sanctorum rappresentava la caduta dello spirito nella materia, mentre per gli Ariani rappresentava l'esatto contrario. Nel Pimandro si dice che "il Dio dello Spirito e del Fuoco costruì Sette Reggenti che racchiudevano nel loro cerchio il mondo dei sensi, chiamato Destino fatale". Nelle parti più antiche del Rig Veda, lo Spirito Supremo è designato con il termine Asura. Lo Spirito della Vita e dell'Immortalità è sempre simbolizzato da un cerchio, mentre "lo spirito di Dio che si muove sulle acque dello Spazio" (il Caos) è il Logos che getta il primo seme dell'universo. Anche Virgilio, esperto di filosofia esoterica, parla dello Spirito nell'Eneide e scrive: "Dapprima lo Spirito (Divino) interno sostiene i cieli, la terra e le pianure liquide, il globo lucente della Luna, le stelle brillanti ....". A conclusione possiamo riepilogare dicendo che l'Ego che si incarna è una mescolanza di Materia (il cui massimo è nel corpo) e di Spirito (il cui massimo e nell'Atma). L'evoluzione dello Ego è il suo spostamento verso lo spirito, la sua involuzione è la negazione dello Spirito.
STATI DI COSCIENZA
(Eso.) - La Teosofia insegna che tutta la manifestazione è settenaria; ne deriva che possiamo intuire sette livelli dello spirito, altrettanti della materia, sette principi in Natura e nell'essere umano, ecc. Da tutto ciò consegue che anche gli stati di coscienza dell'uomo sono sette e si possono così elencare (dal più basso al più alto): Veglia, Dormiveglia, Sonno normale, Sonno indotto (trance), Psichico, Superpsichico, Spirituale puro. Nelle istruzioni esoteriche che H.P.B. impartì ai discepoli della Sezione Esoterica, la coscienza dell'uomo ed i suoi sette gradi vengono descritti in due gruppi: tre superiori e quattro inferiori. Partendo dall'alto e scendendo verso il basso, troviamo dapprima i tre superiori: Appercezione spirituale, interamente cosciente perchè raggiunge il Manas superiore che è autocosciente; Percezione volitiva, è la volontaria assunzione di un'idea che permette di considerare o trascurare il dolore fisico; Percezione manasica di sè, discernimento manasico del Manas inferiore. Proseguendo con i quattro inferiori, abbiamo: Percezione vitale, sensazione di qualità relativa al doppio astrale, o doppelganger; Percezione psichica, percezione che viene elevata alla sensazione fisica; Appercezione, o Autopercezione della cellula; Percezione sensoria fisica, percezione della cellula, che può essere sentita o non. È molto importante ricordare che, ogni percezione, prima di giungere alla mente (quinto stato di coscienza), passa attraverso i quattro stadi di percezione inferiore, ed ogni atto volitivo che parte dal sesto stato di coscienza, per trasformarsi in azione deve attraversare tutti gli stati di coscienza inferiori, nella sequenza in cui essi si trovano.
TZOOL
-MAH (Cab.) - Ed anche Tzelem, o Zelem, letteralmente significa "ombra". Nello Zohar si afferma che, durante le ultime sette notti della vita dell'uomo, il Neshamah, il suo spirito, lo abbandona e l'ombra, tzool-mah, non agisce più, il suo corpo non proietta più ombra; e quando il tzool-mah svanisce completamente allora Ruach e Nephesh - l'anima e la vita - lo accompagnano. È stato spesso sottolineato che nella filosofia Cabalistica c'erano solo tre "principi" che diventano quattro con il corpo, Guff. Sennonché, si può facilmente dimostrare che ce ne sono sette e numerose altre suddivisioni ancora, poiché ci sono Neshamah "superiore" e "inferiore" (il Manas duale); Ruach, Spirito o Buddhi; Nephesh (kama) che "non possiede luce proveniente dalla sua propria sostanza", ma è associato con Guff, il Corpo; Tzelem, il "Fantasma dell'Immagine"; D'yooknah, l'Ombra dell'Immagine Fantasma, o Mayavi Rupa. Poi viene il Zurath, i Prototipi; e Tab-nooth la Forma; e finalmente Tzurah, "il Principio più alto (Atman) che rimane al di sopra". Ecc., ecc. (Vedi Qabbalah di Myer, pag. 400 e seg.).
SISIFO
(Mit.) - Figlio di Eolo e di Enarete, sposò Merope, figlia di Atlantide. Promosse la navigazione ed il commercio, ma fu fraudolento, avaro e di pessimo carattere. Gli Dei lo condannarono a spingere un grosso masso dal piano alla cima di una montagna, dalla quale poi rotolava in basso, e la fatica ricominciava. Quando Giove mandò la Morte per uccidere Sisifo, questi la incatenò e fermò la morte dell'intera umanità. Quando Marte liberò la Morte, morì Sisifo e gli uomini ripresero a morire. Giunto nel mondo superiore, Sisifo si rifiutò di scendere nell'Averno e vi fu condotta a forza da Mercurio.
VELLO D'ORO
(Gre.) - Nella mitologia greca, è il vello dell'ariete alato che Zeus mandò per salvare Frisso ed Elle, figli di Atamante e Nefele, dal sacrificio cui Atamante li aveva votati per consiglio della seconda moglie, Ino. Fu recuperato da Giasone, con la spedizione degli Argonauti.
ASTAR
(Abis.) - Nella religione degli Abissini di Axum veniva venerato come un dio del cielo. È colui che garantisce l'umidità e manda le piogge, 'padre' e 'protettore', ma anche 'vendicatore', la cui voce si fa sentire nel 'tuono'. È il dio della tempesta. Portato in Fenicia, fu assorbito dalla figura più viva di Adad, lasciando traccia di sè nel nome Atargatis e nel femminile Astarte assunto dalla dea Anat come paredra di Astar. Assomiglia ad Adad, Enlil, Teshub, ecc., tutti dei venerati in collegamento con l'acqua e la vegetazione.
VAHANA
(San.) - Un veicolo, il portatore di qualcosa di immateriale e senza forma. Tutti gli dei e le dee, quindi, vengono rappresentati mentre si servono di vahana per manifestarsi, con veicoli sempre simbolici. Così, ad esempio, Vishnu ha, durante i Pralaya, Ananta, l'"infinito" (Spazio), simbolizzato dal serpente Sesha, e durante i Manvantara - Garuda, il gigantesco essere mezzo aquila e mezzo uomo, simbolo del grande ciclo; Brahma, discendendo nei piani della manifestazione, appare su Kalahamsa, il "cigno del tempo o dell'eternità finita"; Shiva appare come il toro Nandi; Osiride come il toro sacro Apis; Indra viaggia su un elefante; Karttikeya su un pavone maschio; Kamadeva su Makara, altre volte su un pappagallo; Agni, il dio del Fuoco universale (e anche solare) che è, come tutti essi, un "Fuoco che consuma", si manifesta come un montone e un agnello, Aja, il "non-nato"; Varuna, come un pesce, per i Greci, il delfino era il vahana di Nettuno, mentre il coccodrillo lo era di Horus, etc. Il veicolo dell'UOMO è il suo corpo, quello del Manas è il Kama Rupa, Buddhi lo è di Atma. La Terza Razza era il vahana dei Signori della Saggezza.
VAISHESHIKA
(San.) - Una delle sei Darshana, o scuole di filosofia, fondata da Kanada. È chiamata la Scuola Atomistica poiché insegna l'esistenza di un universo di atomi di carattere transitorio, un numero infinito di anime e un numero determinato di principi materiali, con la cui correlazione ed interazione hanno luogo periodiche evoluzioni cosmiche senza nessuna Forza dirigente, tranne una specie di legge meccanica inerente agli atomi; una scuola molto materialistica. Questa scuola formula la teoria delle categorie dell'essere ed è associata al Nyaya. Le basi di questo sistema filosofico sono esposte nel Vaishe-sika-Sutra di Kanada, opera che seppur scritta in epoca già moderna, contiene teorie che risalgono a molti secoli prima. Il contenuto di quest'opera sembra opporsi radicalmente al Buddhismo per la sua concezione realistica e sostanzialistica del cosmo e dell'uomo. Le sei categorie fondamentali della sua metafisica sono: sostanza, qualità, azione, universalità, particolarità, inerenza. Le sostanze possono essere visibili ed invisibili, materiali e non materiali, eterne e non eterne. Le sostanze non percepibili (spazio, tempo, etere, anu, manas, atma, ecc.) vengono inferite in base ai loro effetti o alle qualità che esse posseggono. L'atman, che ha come strumento il manas, si avverte in modo autocosciente quando si afferma l'Io o si attuano processi di conoscenza. Le anime sono entità diverse da Ishvara, il Signore. Nella sua forma teistica, il sistema ritiene essenziale la grazia divina per ottenere la salvezza ultima, mentre l'osservanza del dharma è solo rispetto per l'espressione della divina volontà. La conoscenza si realizza mediante la percezione, l'inferenza, il ricordo, l'intuizione (riservata solo ai saggi).