Rivista Italiana di Teosofia

Gennaio 2020

Anno LXXVI - N.1
Cover gennaio 2020

La Rivista Italiana di Teosofia esce con cadenza mensile, con la sola eccezione del numero di agosto/settembre, che è unico. L'invio avviene tramite il servizio postale. Il costo dell'abbonamento annuo è fissato per il 2019-2020 in euro 25,00 per l’Italia e in euro 40,00 per l’Estero, da versare tramite bollettino di conto corrente postale nr 55010367, intestato a Società Teosofica Italiana - Tesoreria oppure tramite bonifico al conto Bancoposta: Società Teosofica Italiana - CODICE IBAN: IT93 D076 0111 8000 0005 5010 367.

Area riservata

Osservazione, sospensione del giudizio, amore
A. Girardi 1

Fare Teosofia
J. Algeo 2

Una poesia per il Giorno della Memoria
4

Rapporto armonico dell’uomo con la natura
P.F. Cascino 7

Bellezza, Saggezza e Armonia nella ricerca spirituale
M. Boccadoro 13

La spiritualità del medico omeopata
S. Abodiyat 16

Corso di meditazione (1° parte)
20

Sperimentazione musicale del Gruppo di Trieste
D. Fayenz 29

Pagine dalla letteratura teosofica
31

Testi per l’intuizione [LI]
32

Ordine Teosofico di Servizio
33

In memoria di John Algeo
T. Boyd 34

Antonio Fogazzaro e la Teosofia
35

Guarire se stessi – guarire il mondo. Congresso Europeo a York
36

Segnalazioni
37

Recensioni
39

Dai Gruppi
39

Osservazione, sospensione del giudizio, amore

Un’attenta osservazione della natura in spazi aperti ci può aiutare a comprendere la relazione fra l’“Io” e il cosmo. Il primo assume i panni dell’osservatore e, fintantoché resta nella dimensione dell’essere, è strumento utile alla comprensione dell’universalità delle leggi della natura. L’osservazione stessa può aiutarci a meglio attuare quella possibilità di “concentrazione” di cui parla H.P. Blavatsky nei primi versetti de “La Voce del Silenzio”: “Chi vuole udire e comprendere la voce di Nāda, il tacito Suono, deve prima conoscere la natura di Dhāranā”.
È questo il passaggio decisivo verso quella fusione fra osservatore e realtà osservata che può realizzare, anche esperienzialmente, la dimensione del Reale (“La Voce del Silenzio”, appunto).
La “distorsione” di questo quadro d’insieme avviene quando l’“Io” si muove nella direzione dell’“avere”, tendendo di conseguenza ad accumulare quante più cose (ma anche conoscenze) possibili, nell’errata convinzione che tale processo di rafforzamento garantisca la sopravvivenza dell’“Io stesso”.
In questo la “memoria” gioca un ruolo importante e tende a cristallizzare le “mappature mentali” attribuendo loro un valore ulteriore rispetto all’utilità pratica che possono avere.
Nei processi mentali la “fluidità” e il “senza tempo” lasciano così il posto alla rappresentazione e alle “agende”, che di fatto restringono la visione della realtà e impediscono una comprensione libera e aperta.
Un metodo pratico per uscire dalle gabbie mentali ed emotive che ci allontanano dalla comprensione della vita è quello della cosiddetta “sospensione del giudizio”. Dato che la mente concreta tenderebbe a portarci a una visione dualistica, basata sugli opposti (vero/falso, bianco/nero, luce/buio, etc.) e che le emozioni ci vorrebbero limitare al circuito piacere/dolore, sospendere il giudizio può allargare la nostra visione e favorire un’autentica osservazione della realtà, aprendo il cuore alla dimensione della compassione e dell’amore. Quell’amore definito da Dante Alighieri “innato”, diverso dall’amore “d’elezione” perché si basa sul dare e non sull’avere.
In due testi scritti da J. Krishnamurti, “Diario” e “Taccuino”, possiamo cogliere appieno il portato di questo processo.
Scrive J.K. (“Taccuino”, p. 86): “L’attività della memoria, la conoscenza in atto, il conflitto dei desideri opposti, la ricerca della libertà sono pur sempre entro i confini del cervello; questo può raffinare, ingrandire, accumulare i desideri ma il dolore continuerà. Non c’è fine alla sofferenza fintantoché il pensiero è semplicemente una risposta della memoria, dell’esperienza. Esiste un ‘pensare’ che nasce dal vuoto totale della mente; quel vuoto non ha centro e quindi è capace di infinito movimento. La creazione nasce da questo vuoto: ma non è la creazione dell’uomo che costruisce le cose. La creazione che nasce dal vuoto è amore e morte”.

Antonio Girardi

Segnalazioni

Quote associative alla Società Teosofica Italiana e abbonamento alla “Rivista Italiana di Teosofia” per il 2020
È il momento del rinnovo delle quote associative di adesione alla Società Teosofica Italiana per l’anno 2020.
Essere socio della S.T.I. ha soprattutto un valore ideale e si collega direttamente allo scopo della Fratellanza Universale senza distinzioni.
Per il 2020 il Consiglio Generale della S.T.I. ha fissato le seguenti quote: quota associativa euro 35,00 indivisibili (comprende anche l’abbonamento al mensile Rivista Italiana di Teosofia, che è l’organo statutario di informazione istituzionale); quota associativa per residenti all’estero euro 50,00 (comprende anche l’abbonamento al mensile Rivista Italiana di Teosofia, la differenza è dovuta alle maggiori spese postali di spedizione della RIT); quota di ingresso per i nuovi soci euro 50,00 (solo per il primo anno, comprende anche l’abbonamento al mensile Rivista Italiana di Teosofia); quota socio sostenitore (con abbonamento) euro 100,00; quota socio benemerito vitalizio (con abbonamento) euro 2.000,00.
Abbonamento alla Rivista Italiana di Teosofia (per non soci) euro 25,00; abbonamento estero euro 45,00.
I Soci indipendenti e gli Abbonati potranno provvedere direttamente al versamento sul c.c.p. n. 55010367 intestato alla Società Teosofica Italiana - Tesoreria, oppure potranno inviare un bonifico bancario intestato a: Società Teosofica Italiana, sul conto Bancoposta della S.T.I. codice IBAN: IT93 D076 0111 8000 0005 5010 367.
I Soci dei Gruppi e dei Centri provvederanno invece al rinnovo contattando i Presidenti dei Gruppi o i Segretari dei Centri di appartenenza.
È possibile anche richiedere l’invio della R.I.T. in modalità elettronica, via e-mail, in formato pdf. L’opzione è alternativa a quella dell’invio cartaceo.

Numero di telefono della Segreteria Generale della S.T.I.
Informiamo i Lettori che il numero telefonico della Segreteria Generale è il seguente: 0444-962921. Il numero 0444 561244 è stato soppresso.

L’incanto di Medusa: una mostra dedicata a Charles Doudelet
Segnaliamo un importante e originale mostra, che verrà inaugurata il 28 novembre a Collesalvetti, in provincia di Livorno presso la Pinacoteca Comunale Carlo Servolini.
La mostra “L’incanto di Medusa: Charles Doudelet, il più geniale interprete di Maeterlinck tra il Belgio e la Toscana” è promossa dal Comune di Collesalvetti, ideata e curata da Francesca Cagianelli (fino al 12 marzo 2020, tutti i giovedì, ore 15:50-18:30), in collaborazione con Fondazione Livorno.
Presieduta da un Comitato Scientifico composto da Giuseppe Argentieri, Maurice Culot, Francesca Cagianelli, Dario Matteoni, William Pesson, la mostra, la prima in assoluto realizzata in Europa, intitolata ad uno dei più prestigiosi maestri del Simbolismo belga, si presenta a tutti gli effetti di calibro internazionale.
Autrice della prima monografia esistente dell’artista, dal titolo “Charles Doudelet, pittore, incisore e critico d’arte. Dal Leonardo a L’Eroica”, pubblicata nel 2009 dall’editore Leo S. Olschki con il Patrocinio dei Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique, Francesca Cagianelli è l’antesignana della riscoperta e valorizzazione della straordinaria personalità di Doudelet in Italia, avendo reso noti per la prima volta alcuni esemplari del ciclo di litografie realizzate all’alba degli anni Venti, una tiratura delle quali è conservata presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, oggi esposte per la prima volta in anteprima alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, nonché le lettere del maestro belga indirizzate all’amico Benvenuto Benvenuti, conservate presso il MART, Rovereto (Archivio del ‘900, Fondo Grubicy-Benvenuti), preziosa miniera di informazioni quest’ultime relativamente alla vicenda creativa di tali splendide incisioni, corredate di aforismi di registro religioso ed esoterico. Charles Doudelet (1861-1938), come molti simbolisti, è stato un artista non privo di contatti e di suggestioni teosofiche.

Hilma af Klint: una grande artista del Novecento
La rivista Artedossier ha recentemente pubblicato, a firma di Alfredo Accatino, l’articolo “L’astrattismo del sole pallido” dedicato ad Hilma af Klint (1862-1944), la grande pittrice svedese molto vicina al sentire Teosofico e fortemente influenzata dal pensiero e dall’opera di Helena Petrovna Blavatsky, la principale pioniera della Società Teosofica.
Hilma af Klint incontrò nel 1908 Rudolf Steiner, allora Segretario Generale della Società Teosofica Tedesca, e futuro fondatore della Società Antroposofica; Steiner concepiva la realtà universale come una manifestazione spirituale in continua evoluzione.
Fra il 1921 e il 1930 Hilma trascorse lunghi periodi di studio a Dornach in Svizzera, sede della Società Antroposofica, ma Steiner non colse il genio creativo della sua arte; Hilma af Klint maturò allora la considerazione che la sua epoca non era ancora pronta per capirla.
Quando morì, nel 1944, lasciò in eredità al nipote un immenso patrimonio culturale, fatto di milleduecento dipinti e di migliaia di pagine di taccuini e note biografiche. Il legato testamentario impose però che nessuno avrebbe potuto prendere visione delle sue opere astratte realizzate all’inizio del secolo prima che fossero passati almeno vent’anni dalla sua morte. Però i suoi lavori iniziarono a essere davvero valorizzati solo dal 1986, in un crescendo di meritato interesse. L’ispirazione di Hilma af Klint, derivata da Amaliel, un’entità spirituale, la porta a produrre centonovantatré quadri astratti in due periodi (1906-1908 e 1912-1915). Le opere, di grandi dimensioni, sono cariche di simbologie con forme e colori studiati nei minimi dettagli e sono una sorta di ponte fra questa e altre realtà.

Attestati consegnati in India in ricordo di Silvana Silvagni
Il Fratello Gian Maria Molli ci ha segnalato l’esito positivo di una sua importante iniziativa per onorare la memoria della moglie, la compianta Sorella Silvana Silvagni.
Recentemente presso il Villaggio SOS di Jaipur, in India, sono stati infatti consegnati degli attestati scolastici a lei intitolati.
Nell’immagine i giovani premiati, che collegano Gian Maria e Silvana con un forte filo con l’amata terra dell’India.

Attualità della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo
In un momento storico in cui tornano a manifestarsi i segni dell’intolleranza e della messa in discussione della libertà, appare non peregrino tornare ai contenuti della “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”.
La casa editrice Garzanti ne ha curato, nel 2018, un’edizione con l’introduzione di Liliana Segre e con due scritti di Simone Weil, titolati rispettivamente “Professione di Fede” e “L’uomo e il sacro”.
Il 10 dicembre 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava e proclamava a Parigi la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. I trenta articoli di cui si compone sono stati discussi e redatti dopo la fine della Seconda guerra mondiale, affinché mai più si ripetesse la tragedia generata dal conflitto. Documento di fondamentale importanza storica “ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni”, la Dichiarazione continua ancora oggi a incarnare i valori etici e civili della nostra società, tutelando i diritti inalienabili dell’essere umano e affermando la fratellanza tra i popoli. Perché – come ricorda la senatrice a vita Liliana Segre nella sua prefazione – non bisogna “mai abbassare la guardia, mai limitarsi a celebrazioni rituali delle nostre carte dei diritti: nessun punto è mai davvero d’arrivo, nessuna conquista è assicurata una volta per tutte”.

A Naarden la nuova Lotus House
Il Centro Teosofico Internazionale “St. Michael” di Naarden (Olanda) si arricchisce di una nuova foresteria denominata Lotus House, la cui costruzione si è appena conclusa. Questa struttura va a sostituire la vecchia Arundale House, non più in linea con gli standard previsti per l’ospitalità.
I nuovi alloggi sono ecosostenibili, sia nei materiali sia dal punto di vista del consumo energetico.
Il Centro Teosofico Saint Michael di Naarden è la casa di tutti i teosofi europei e siamo dunque tutti invitati a soggiornarvi per godere della sua atmosfera spirituale.

Recensioni

Skrjabin o il delirio dell’infinito
La Sheva Press Edition (Londra 2019) ha dato alle stampe il volume di Alessandro Bistarelli “Skrjabin o il delirio dell’infinito”. Il testo raccoglie tre scritti elaborati in periodi successivi dall’autore e offre importanti approfondimenti sull’opera del grande compositore-teosofo russo e sul suo significato.
Questi tre capitoli del libro: “Skrjabin o il delirio dell’infinito” (che dà il titolo al libro), “Skrjabin filosofo, poeta e mistico”, “Analisi estetica e linguistica della tarda produzione pianistica skrjabiniana”.
L’opera di Bistarelli, arricchita dal prologo di Massimiliano Damerini e dalla prefazione di Marco Albrizio, rappresenta un importante contributo alla comprensione della poetica di Skrjabin e ne va a cogliere significati profondi e non sempre compiutamente valorizzati. Il libro analizza la figura di Skrjabin (1872-1915) da differenti angolazioni e prospettive: una sorta di mosaico che lega insieme gli aspetti estetici, storici e linguistici che riguardano sia la produzione musicale sia gli aspetti filosofico-esistenziali.

La bocca dell’inferno
Il prof. Marco Pasi, docente di Storia della Filosofia Ermetica e Correnti Correlate presso l’Università di Amsterdam, ha curato per Le Corti di Tozzi Federico Libreria Editrice di Saluzzo (CN) il volume “La bocca dell’inferno”, un testo che raccoglie, per la prima volta in Italia, i documenti relativi alla corrispondenza e allo straordinario incontro fra il famigerato occultista inglese Aleister Crowley (1875-1947) e lo scrittore portoghese Fernando Pessoa (1888-1935). Il testo contiene anche il romanzo che Pessoa scrisse sulla vicenda, scoperto solo in anni recenti e ancora inedito in Italia.
Il 2 settembre 1930, dal piroscafo Alcantara, in rotta verso l’America del Sud, sbarcano a Lisbona il noto occultista Aleister Crowley e la sua giovane compagna Hanni Jaeger. Ad aspettarli sulla banchina c’è il poeta Fernando Pessoa. Comincia così uno degli episodi più curiosi nella biografia di entrambi gli uomini. Qualche settimana più tardi Crowley scompare nel nulla, dopo aver lasciato una misteriosa lettera d’addio su una scogliera vicino a Cascais, noto come la “Bocca dell’Inferno”. Crowley si era davvero suicidato come sembrava? E qual era il ruolo di Pessoa in questa strana vicenda?
Il volume mette in luce il fatto che l’incontro tra due figure eccezionali della cultura del Novecento, così diverse eppure per certi aspetti così vicine, non poteva che produrre una storia piena di mistero e di humour, come quella che viene raccontata in queste pagine.

Dai gruppi

Sul sito web della S.T.I. le attività dei Gruppi e dei Centri
Le attività dei Gruppi e dei Centri della Società Teosofica Italiana sono presentate, giorno per giorno, su internet e sono consultabili collegandosi al sito della S.T.I. all’indirizzo: www.teosofica.org
Aprendo la sezione “Eventi e Convegni” è possibile registrarsi accedendo così all’elenco delle riunioni e delle conferenze organizzate nelle varie località.

Gennaio 2020

Anno LXXVI - N.1
Cover gennaio 2020

La Rivista Italiana di Teosofia esce con cadenza mensile, con la sola eccezione del numero di agosto/settembre, che è unico. L'invio avviene tramite il servizio postale. Il costo dell'abbonamento annuo è fissato per il 2019-2020 in euro 25,00 per l’Italia e in euro 40,00 per l’Estero, da versare tramite bollettino di conto corrente postale nr 55010367, intestato a Società Teosofica Italiana - Tesoreria oppure tramite bonifico al conto Bancoposta: Società Teosofica Italiana - CODICE IBAN: IT93 D076 0111 8000 0005 5010 367.

Osservazione, sospensione del giudizio, amore
A. Girardi 1

Fare Teosofia
J. Algeo 2

Una poesia per il Giorno della Memoria
4

Rapporto armonico dell’uomo con la natura
P.F. Cascino 7

Bellezza, Saggezza e Armonia nella ricerca spirituale
M. Boccadoro 13

La spiritualità del medico omeopata
S. Abodiyat 16

Corso di meditazione (1° parte)
20

Sperimentazione musicale del Gruppo di Trieste
D. Fayenz 29

Pagine dalla letteratura teosofica
31

Testi per l’intuizione [LI]
32

Ordine Teosofico di Servizio
33

In memoria di John Algeo
T. Boyd 34

Antonio Fogazzaro e la Teosofia
35

Guarire se stessi – guarire il mondo. Congresso Europeo a York
36

Segnalazioni
37

Recensioni
39

Dai Gruppi
39

Osservazione, sospensione del giudizio, amore

Un’attenta osservazione della natura in spazi aperti ci può aiutare a comprendere la relazione fra l’“Io” e il cosmo. Il primo assume i panni dell’osservatore e, fintantoché resta nella dimensione dell’essere, è strumento utile alla comprensione dell’universalità delle leggi della natura. L’osservazione stessa può aiutarci a meglio attuare quella possibilità di “concentrazione” di cui parla H.P. Blavatsky nei primi versetti de “La Voce del Silenzio”: “Chi vuole udire e comprendere la voce di Nāda, il tacito Suono, deve prima conoscere la natura di Dhāranā”.
È questo il passaggio decisivo verso quella fusione fra osservatore e realtà osservata che può realizzare, anche esperienzialmente, la dimensione del Reale (“La Voce del Silenzio”, appunto).
La “distorsione” di questo quadro d’insieme avviene quando l’“Io” si muove nella direzione dell’“avere”, tendendo di conseguenza ad accumulare quante più cose (ma anche conoscenze) possibili, nell’errata convinzione che tale processo di rafforzamento garantisca la sopravvivenza dell’“Io stesso”.
In questo la “memoria” gioca un ruolo importante e tende a cristallizzare le “mappature mentali” attribuendo loro un valore ulteriore rispetto all’utilità pratica che possono avere.
Nei processi mentali la “fluidità” e il “senza tempo” lasciano così il posto alla rappresentazione e alle “agende”, che di fatto restringono la visione della realtà e impediscono una comprensione libera e aperta.
Un metodo pratico per uscire dalle gabbie mentali ed emotive che ci allontanano dalla comprensione della vita è quello della cosiddetta “sospensione del giudizio”. Dato che la mente concreta tenderebbe a portarci a una visione dualistica, basata sugli opposti (vero/falso, bianco/nero, luce/buio, etc.) e che le emozioni ci vorrebbero limitare al circuito piacere/dolore, sospendere il giudizio può allargare la nostra visione e favorire un’autentica osservazione della realtà, aprendo il cuore alla dimensione della compassione e dell’amore. Quell’amore definito da Dante Alighieri “innato”, diverso dall’amore “d’elezione” perché si basa sul dare e non sull’avere.
In due testi scritti da J. Krishnamurti, “Diario” e “Taccuino”, possiamo cogliere appieno il portato di questo processo.
Scrive J.K. (“Taccuino”, p. 86): “L’attività della memoria, la conoscenza in atto, il conflitto dei desideri opposti, la ricerca della libertà sono pur sempre entro i confini del cervello; questo può raffinare, ingrandire, accumulare i desideri ma il dolore continuerà. Non c’è fine alla sofferenza fintantoché il pensiero è semplicemente una risposta della memoria, dell’esperienza. Esiste un ‘pensare’ che nasce dal vuoto totale della mente; quel vuoto non ha centro e quindi è capace di infinito movimento. La creazione nasce da questo vuoto: ma non è la creazione dell’uomo che costruisce le cose. La creazione che nasce dal vuoto è amore e morte”.

Antonio Girardi

Segnalazioni

Quote associative alla Società Teosofica Italiana e abbonamento alla “Rivista Italiana di Teosofia” per il 2020
È il momento del rinnovo delle quote associative di adesione alla Società Teosofica Italiana per l’anno 2020.
Essere socio della S.T.I. ha soprattutto un valore ideale e si collega direttamente allo scopo della Fratellanza Universale senza distinzioni.
Per il 2020 il Consiglio Generale della S.T.I. ha fissato le seguenti quote: quota associativa euro 35,00 indivisibili (comprende anche l’abbonamento al mensile Rivista Italiana di Teosofia, che è l’organo statutario di informazione istituzionale); quota associativa per residenti all’estero euro 50,00 (comprende anche l’abbonamento al mensile Rivista Italiana di Teosofia, la differenza è dovuta alle maggiori spese postali di spedizione della RIT); quota di ingresso per i nuovi soci euro 50,00 (solo per il primo anno, comprende anche l’abbonamento al mensile Rivista Italiana di Teosofia); quota socio sostenitore (con abbonamento) euro 100,00; quota socio benemerito vitalizio (con abbonamento) euro 2.000,00.
Abbonamento alla Rivista Italiana di Teosofia (per non soci) euro 25,00; abbonamento estero euro 45,00.
I Soci indipendenti e gli Abbonati potranno provvedere direttamente al versamento sul c.c.p. n. 55010367 intestato alla Società Teosofica Italiana - Tesoreria, oppure potranno inviare un bonifico bancario intestato a: Società Teosofica Italiana, sul conto Bancoposta della S.T.I. codice IBAN: IT93 D076 0111 8000 0005 5010 367.
I Soci dei Gruppi e dei Centri provvederanno invece al rinnovo contattando i Presidenti dei Gruppi o i Segretari dei Centri di appartenenza.
È possibile anche richiedere l’invio della R.I.T. in modalità elettronica, via e-mail, in formato pdf. L’opzione è alternativa a quella dell’invio cartaceo.

Numero di telefono della Segreteria Generale della S.T.I.
Informiamo i Lettori che il numero telefonico della Segreteria Generale è il seguente: 0444-962921. Il numero 0444 561244 è stato soppresso.

L’incanto di Medusa: una mostra dedicata a Charles Doudelet
Segnaliamo un importante e originale mostra, che verrà inaugurata il 28 novembre a Collesalvetti, in provincia di Livorno presso la Pinacoteca Comunale Carlo Servolini.
La mostra “L’incanto di Medusa: Charles Doudelet, il più geniale interprete di Maeterlinck tra il Belgio e la Toscana” è promossa dal Comune di Collesalvetti, ideata e curata da Francesca Cagianelli (fino al 12 marzo 2020, tutti i giovedì, ore 15:50-18:30), in collaborazione con Fondazione Livorno.
Presieduta da un Comitato Scientifico composto da Giuseppe Argentieri, Maurice Culot, Francesca Cagianelli, Dario Matteoni, William Pesson, la mostra, la prima in assoluto realizzata in Europa, intitolata ad uno dei più prestigiosi maestri del Simbolismo belga, si presenta a tutti gli effetti di calibro internazionale.
Autrice della prima monografia esistente dell’artista, dal titolo “Charles Doudelet, pittore, incisore e critico d’arte. Dal Leonardo a L’Eroica”, pubblicata nel 2009 dall’editore Leo S. Olschki con il Patrocinio dei Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique, Francesca Cagianelli è l’antesignana della riscoperta e valorizzazione della straordinaria personalità di Doudelet in Italia, avendo reso noti per la prima volta alcuni esemplari del ciclo di litografie realizzate all’alba degli anni Venti, una tiratura delle quali è conservata presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, oggi esposte per la prima volta in anteprima alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, nonché le lettere del maestro belga indirizzate all’amico Benvenuto Benvenuti, conservate presso il MART, Rovereto (Archivio del ‘900, Fondo Grubicy-Benvenuti), preziosa miniera di informazioni quest’ultime relativamente alla vicenda creativa di tali splendide incisioni, corredate di aforismi di registro religioso ed esoterico. Charles Doudelet (1861-1938), come molti simbolisti, è stato un artista non privo di contatti e di suggestioni teosofiche.

Hilma af Klint: una grande artista del Novecento
La rivista Artedossier ha recentemente pubblicato, a firma di Alfredo Accatino, l’articolo “L’astrattismo del sole pallido” dedicato ad Hilma af Klint (1862-1944), la grande pittrice svedese molto vicina al sentire Teosofico e fortemente influenzata dal pensiero e dall’opera di Helena Petrovna Blavatsky, la principale pioniera della Società Teosofica.
Hilma af Klint incontrò nel 1908 Rudolf Steiner, allora Segretario Generale della Società Teosofica Tedesca, e futuro fondatore della Società Antroposofica; Steiner concepiva la realtà universale come una manifestazione spirituale in continua evoluzione.
Fra il 1921 e il 1930 Hilma trascorse lunghi periodi di studio a Dornach in Svizzera, sede della Società Antroposofica, ma Steiner non colse il genio creativo della sua arte; Hilma af Klint maturò allora la considerazione che la sua epoca non era ancora pronta per capirla.
Quando morì, nel 1944, lasciò in eredità al nipote un immenso patrimonio culturale, fatto di milleduecento dipinti e di migliaia di pagine di taccuini e note biografiche. Il legato testamentario impose però che nessuno avrebbe potuto prendere visione delle sue opere astratte realizzate all’inizio del secolo prima che fossero passati almeno vent’anni dalla sua morte. Però i suoi lavori iniziarono a essere davvero valorizzati solo dal 1986, in un crescendo di meritato interesse. L’ispirazione di Hilma af Klint, derivata da Amaliel, un’entità spirituale, la porta a produrre centonovantatré quadri astratti in due periodi (1906-1908 e 1912-1915). Le opere, di grandi dimensioni, sono cariche di simbologie con forme e colori studiati nei minimi dettagli e sono una sorta di ponte fra questa e altre realtà.

Attestati consegnati in India in ricordo di Silvana Silvagni
Il Fratello Gian Maria Molli ci ha segnalato l’esito positivo di una sua importante iniziativa per onorare la memoria della moglie, la compianta Sorella Silvana Silvagni.
Recentemente presso il Villaggio SOS di Jaipur, in India, sono stati infatti consegnati degli attestati scolastici a lei intitolati.
Nell’immagine i giovani premiati, che collegano Gian Maria e Silvana con un forte filo con l’amata terra dell’India.

Attualità della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo
In un momento storico in cui tornano a manifestarsi i segni dell’intolleranza e della messa in discussione della libertà, appare non peregrino tornare ai contenuti della “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”.
La casa editrice Garzanti ne ha curato, nel 2018, un’edizione con l’introduzione di Liliana Segre e con due scritti di Simone Weil, titolati rispettivamente “Professione di Fede” e “L’uomo e il sacro”.
Il 10 dicembre 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava e proclamava a Parigi la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. I trenta articoli di cui si compone sono stati discussi e redatti dopo la fine della Seconda guerra mondiale, affinché mai più si ripetesse la tragedia generata dal conflitto. Documento di fondamentale importanza storica “ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni”, la Dichiarazione continua ancora oggi a incarnare i valori etici e civili della nostra società, tutelando i diritti inalienabili dell’essere umano e affermando la fratellanza tra i popoli. Perché – come ricorda la senatrice a vita Liliana Segre nella sua prefazione – non bisogna “mai abbassare la guardia, mai limitarsi a celebrazioni rituali delle nostre carte dei diritti: nessun punto è mai davvero d’arrivo, nessuna conquista è assicurata una volta per tutte”.

A Naarden la nuova Lotus House
Il Centro Teosofico Internazionale “St. Michael” di Naarden (Olanda) si arricchisce di una nuova foresteria denominata Lotus House, la cui costruzione si è appena conclusa. Questa struttura va a sostituire la vecchia Arundale House, non più in linea con gli standard previsti per l’ospitalità.
I nuovi alloggi sono ecosostenibili, sia nei materiali sia dal punto di vista del consumo energetico.
Il Centro Teosofico Saint Michael di Naarden è la casa di tutti i teosofi europei e siamo dunque tutti invitati a soggiornarvi per godere della sua atmosfera spirituale.

Recensioni

Skrjabin o il delirio dell’infinito
La Sheva Press Edition (Londra 2019) ha dato alle stampe il volume di Alessandro Bistarelli “Skrjabin o il delirio dell’infinito”. Il testo raccoglie tre scritti elaborati in periodi successivi dall’autore e offre importanti approfondimenti sull’opera del grande compositore-teosofo russo e sul suo significato.
Questi tre capitoli del libro: “Skrjabin o il delirio dell’infinito” (che dà il titolo al libro), “Skrjabin filosofo, poeta e mistico”, “Analisi estetica e linguistica della tarda produzione pianistica skrjabiniana”.
L’opera di Bistarelli, arricchita dal prologo di Massimiliano Damerini e dalla prefazione di Marco Albrizio, rappresenta un importante contributo alla comprensione della poetica di Skrjabin e ne va a cogliere significati profondi e non sempre compiutamente valorizzati. Il libro analizza la figura di Skrjabin (1872-1915) da differenti angolazioni e prospettive: una sorta di mosaico che lega insieme gli aspetti estetici, storici e linguistici che riguardano sia la produzione musicale sia gli aspetti filosofico-esistenziali.

La bocca dell’inferno
Il prof. Marco Pasi, docente di Storia della Filosofia Ermetica e Correnti Correlate presso l’Università di Amsterdam, ha curato per Le Corti di Tozzi Federico Libreria Editrice di Saluzzo (CN) il volume “La bocca dell’inferno”, un testo che raccoglie, per la prima volta in Italia, i documenti relativi alla corrispondenza e allo straordinario incontro fra il famigerato occultista inglese Aleister Crowley (1875-1947) e lo scrittore portoghese Fernando Pessoa (1888-1935). Il testo contiene anche il romanzo che Pessoa scrisse sulla vicenda, scoperto solo in anni recenti e ancora inedito in Italia.
Il 2 settembre 1930, dal piroscafo Alcantara, in rotta verso l’America del Sud, sbarcano a Lisbona il noto occultista Aleister Crowley e la sua giovane compagna Hanni Jaeger. Ad aspettarli sulla banchina c’è il poeta Fernando Pessoa. Comincia così uno degli episodi più curiosi nella biografia di entrambi gli uomini. Qualche settimana più tardi Crowley scompare nel nulla, dopo aver lasciato una misteriosa lettera d’addio su una scogliera vicino a Cascais, noto come la “Bocca dell’Inferno”. Crowley si era davvero suicidato come sembrava? E qual era il ruolo di Pessoa in questa strana vicenda?
Il volume mette in luce il fatto che l’incontro tra due figure eccezionali della cultura del Novecento, così diverse eppure per certi aspetti così vicine, non poteva che produrre una storia piena di mistero e di humour, come quella che viene raccontata in queste pagine.

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