Glossario
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PEANA
(Gr.) - Un inno di gioia ed una preghiera in onore del dio-sole Apollo o Elios.
PECCATO
(Rel.) - Violazione dell'ordine morale; atto, detto, o desiderio contrario alla Legge eterna. Peccato attuale è l'atto in sè di una colpa, peccato abituale è lo stato di un'anima che persiste nella colpa, peccato veniale è la trasgressione di una legge di importanza secondaria, peccato mortale è un atto di disubbidienza cosciente e libera alla volontà divina in materia grave (comporta una pena eterna). Peccati capitali sono quelli riferiti ai vizi capitali (superbia, avarizia, lussuria, ira, invidia, gola, accidia). Secondo i teologi, nei sacrifici antichi il nome "maschio" corrispondeva ad "innocente, un essere senza macchia, mentre il nome "femmina" era sinonimo di peccato, significato di ogni male possibile. Nel Levitico si offre il vitello maschio, perchè la femmina è debole, arrendevole ed incline al peccato. Nella Bibbia, un uomo evirato è simbolo di colui che, dopo aver cominciato con una vita morigerata e santa, dedicandosi nella gioventù ad opere buone, nell'età avanzata si è dato ai vizi ed alla scelleratezza. Da duemila anni viviamo a fianco di simili scelleratezze da parte di una religione che si dice rivelata da Dio! Nella remota antichità, il peccato era un fatto oggettivo che, come realtà malefica, si diffondeva fra gli uomini e li contaminava per forza propria, senza alcuna responsabilità da parte loro. Vi si incorreva per infrazione ai tabù e ci se ne liberava attraverso riti purificatori. All'origine del popolo ebraico esistevano ancora i riti di espiazione. Peccato e colpa erano legati al più vasto concetto di "male", e non ne erano esenti neanche gli Dei. Quando sorgono i culti, le leggi, le norme, allora ogni colpa è un peccato individuale che richiama l'ira degli Dei. Quando poi l'agire umano viene svincolato dal volere degli Dei e diventa ineluttabile sequenza di eventi puramente oggettivi, sorge l'interiorità soggettiva, la libertà e, di conseguenza, il concetto di coscienza etica e di responsabilità. Il peccato viene interiorizzato e diventa ben più importante dell'ordine che ha violato. Con il cristianesimo, il peccato non è più importante in quanto legato alle azioni individuali, ma si trasforma in una dimensione costante dell'esistenza umana che trascende l'orizzonte personale del singolo e la colpevolezza individuale. Il peccato diventa un fatto cosmico che, addirittura precede l'esistenza dei singoli. Per Paolo esso è una forza insuperabile per l'uomo, per cui la trasgressione iniziale di Adamo stabilisce una condizione di peccato esemplare per tutti gli esseri umani. S.Agostino esaltò questo concetto di "peccato originale", aprendo una serie di conflitti interni alla chiesa ed esterni, tuttora in essere. Recentemente i Gesuiti ne hanno dato una nuova interpretazione nella loro rivista Civiltà Cattolica. Recentemente il concetto di peccato e di colpa ha subito una profonda revisione, sul piano etico e morale. La psicologia del profondo ha tentato di legare il senso di colpa all'esperienza che ogni uomo fa dei suoi complessi; quando questi non vengono superati nella raggiunta maturità psichica, sorgono nevrosi di minore o maggiore entità che sono alla base del comportamento individuale.
PECCATO ORIGINALE
(Rel.) - Tralasciamo la descrizione del fatto, ormai arcinota a chiunque abbia avuto la sfortuna di nascere a questo mondo nell'emisfero nord-occidentale e vediamo, piuttosto di capirne le origini ed i reconditi significati. Pare che l'episodio abbia avuto origine presso i Semiti, quando inventarono un Giardino dell'Eden dove, ad un certo momento, la perfezione assoluta veniva interrotta da una tentazione della carne ad opera di un Dio tentatore, che è anche il Signore della Natura. Il fatto era exotericamente condannabile, ma poiché esso era necessario secondo il programma della Natura, il peccato assunse esotericamente il valore di un atto sacro. Nella complicata cultura semitica, l'episodio aveva anche un significato segreto, ma la teologia cristiana copiò solo l'aspetto esteriore e lo pose a base dell'eterna maledizione di tutta l'umanità. Quanto sia costato tutto ciò in termini di rallentamento dello sviluppo dell'umanità stessa, lo si capirà solamente alla fine del kalpa. È un grande mistero per tutti come un Dio immensamente giusto possa punire per sempre un essere incapace di distinguere fra il bene ed il male, fra l'ubbidienza e la disubbidienza. Se Adamo doveva restare un imbecille per l'eternità, perchè tentarlo ? E se doveva avviarsi sul sentiero della conoscenza e della responsabilità, capace di scegliere fra il giusto ed il non giusto, perchè creare uno stratagemma per buttarlo in strada, invece di prepararlo, come farebbe qualsiasi buon padre ? Quel Dio non era certo l'Assoluto, bensì un appartenente alla classe degli Esseri divini inferiori, all'oscuro dei più alti misteri, al punto di essere invidiosi del fatto che l'uomo "poteva diventare uno di loro". Mangiare il frutto dell'Albero della Conoscenza del Bene e del Male significa mangiare il frutto della Saggezza: ed allora si può sbagliare dopo, non prima. Prima di mangiare il frutto proibito, Adamo è ignorante, è un "morto" dal punto di vista della Conoscenza; solo dopo acquista le qualità con le quali, sapendole usare, diverrà immortale. Già nell'iniziazione egizia vi era un Albero della Conoscenza del Bene e del Male; era detto l'Albero di Tzyfone (Tzi= insegnare, fon=dubbio), il Genio del Dubbio. Tzyfone è uno degli Elohim, o Aleim, che poi, sotto il nome di Nach, diventa il tentatore. È il Jeohvah della Bibbia, anche se la sua opera non è un invito alla disubbidienza, bensì un invito all'umanità a diventare a sua volta creatrice. La Croce è un'evoluzione dello Albero della Conoscenza e del Serpente; come tale diventa il simbolo della Salvezza dell'Umanità. Si sostiene che il peccato originale consista nell'atto sessuale fra Adamo ed Eva, e ciò è un grave errore perchè Adamo "conobbe" Eva come sua moglie solo dopo la cacciata dall'Eden. Ed allora, dov'è il peccato ? Il potere creatore nell'uomo è dono della Saggezza Divina e non il risultato di un peccato. Jeohvah è uno dei primi pentiti della storia dell'umanità; egli, infatti, prima maledice la coppia per il supposto crimine, poi benedice il popolo eletto con l'invito "crescete e moltiplicatevi, popolate la terra"! E se il peccato originale è il passaggio da una schiavitù passiva al libero arbitrio, dalla beatitudine vacua, stupida, istintiva, alla sofferenza ed alla tortura intellettuale cosciente, sia benedetto ! Le maledizioni inviate da Dio alla coppia non sono parole che possono stare in bocca ad un Dio di amore, padre benevolo e simbolo del perdono; in qualche caso esse sono anche divertenti, come quelle dirette al serpente, condannato a strisciare per sempre: forse prima camminava eretto ? Deus non fecit mortem: essa si è resa necessaria per gli eventi successivi e, se letta come si deve, non è una maledizione, come l'inverno non è una maledizione per la Natura. Quanto al serpente, è Gesù a raccomandare "siate prudenti come serpenti", smentendo in tal modo la figura satanica attribuita all'animale biblico. E quanti guai questo peccato ha creato alla Chiesa! La Vergine ne è esente, nonostante il peccato si trasmette ai posteri per generazione; la Vergine è stata generata o no ? Quali erano i beni che l'uomo ha perduto a seguito di tale peccato ? Che cosa significa il battesimo di un essere non in grado di capire e di accettare ? Conviene non infierire ulteriormente. Se l'ignoranza è il peggiore di tutti i mali (concetto presente in tutte le religioni), la conoscenza è la più alta di tutte le virtù. E l'uomo potè conoscere solo dopo il peccato originale, questa è l'unica verità, anche seguendo gli eventi del Genesi alla lettera.
PECHT
(Eg.) - Dea egizia corrispondente all'Artemide dei Greci ed alla Diana dei Latini. (Vedi "Pacht").
PEGASO
(Mit.) - Il cavallo alato delle Muse, nato presso le fonti dell'Oceano che, con un calcio, aveva fatto scaturire il fonte Ippocrene, sull'Elicona, le cui acque davano l'estro poetico a chi le beveva. Alcuni dicono sia nato dal sangue di Medusa quando Teseo le tagliò la testa: appena vide la luce volò nel soggiorno degli Immortali (secondo Esiodo). Minerva lo domò e lo regalò a Bellerofonte, che lo montò per combattere contro la chimera. Quando, però, pretese di impiegarlo per salire al cielo Giove lo precipitò sulla terra e pose Pegaso in cielo, sotto forma di costellazione. Secondo Ovidio, Pegaso fu montato anche da Perseo quando si recò in Mauritania per combattere il mostro che voleva divorare Andromeda. Poeticamente, Pegaso è stato descritto anche come il cavallo che tira il carro di Aurora.
PEGUES
(Fr.) - Un abate, citato da HPB nella Dottrina Segreta, quale autore dell'opera "I Vulcani della Grecia", nella quale descrive la scoperta di crani enormi trovati presso l'isola di Thera, seppelliti sotto pietre colossali. Egli ne deduce che i giganti debbono essere esistiti e che i Gibborim, i Refaim ed i Nefilim della Bibbia altro non sono che esseri possenti e primitivi che sono realmente esistiti.
PEHLEVI
(Iran) - Dialetto colto persiano detto anche Pehlvi e Pelvi. (Vedi "Pahlavi).
PEILUUN
(Cina) - Il Noè cinese, un Re che, grazie ad un avvertimento dato dagli Dei, sfuggì al diluvio assieme alla sua famiglia, attraverso due idoli. Questo principe pio e la sua famiglia, popolarono poi la Cina. È detto anche "il prediletto dagli Dei" e viene chiamato pure Peirun.
PELAGIANESIMO
(Rel.) - Corrente di pensiero religioso iniziata da Pelagio e proseguita da altri religiosi con differenze di pensiero talvolta rilevanti. Esso si sviluppò dapprima nel contesto romano della lotta al fatalismo manicheo, e poi in quello africano, dove la chiesa stava per uscire dalla crisi del rigorismo donatista. I pelagiani insegnavano che l'uomo non viene preordinato ad un destino, ma merita un destino. Ogni uomo nasce come Adamo ed il peccato originale è un esempio e non un fatto. Il Concilio di Cartagine del 418 condannò il pelagianesimo e portò alla comoda conclusione per la chiesa cattolica che senza grazia non c'è salvezza. Ed il principio fu abilmente sfruttato nel Medioevo, quando la vendita della grazia fruttò veri e propri tesori alla chiesa.
PELAGIO
(Rel.) - 354-427. Monaco bretone, soggiornò a Roma prima di trasferirsi in Africa. Accusato di eresia da Paolino, si rifugiò in Oriente dove ottenne un attestato di ortodossia nel 415; combattuto da S.Girolamo, scomparve definitivamente dalla scena. Il suo moralismo è di tipo ascetico-stoico, ed afferma che l'uomo può con le proprie forze morali osservare i Comandamenti di Dio e salvarsi; la grazia gli è data solo per facilitargli l'azione. Essa non è un dono interiore che illumina, trasforma e rafforza l'uomo, ma un fatto esterno che opera come esempio. Il peccato originale non esiste, il battesimo non è necessario, la penitenza è inutile. Inutile dire che l'avversione della Chiesa per Pelagio è totale, ed essa vede in questo pensatore il suo peggior nemico. Se Pelagio ha ragione, la Chiesa è del tutto inutile ergo, o Pelagio o la Chiesa. i Pelagiani furono combattuti ed espulsi dappertutto e S.Agostino confutò aspramente le tesi di Pelagio con la sua dottrina della grazia e del libero arbitrio. Il pensiero di Pelagio fu ripreso da Giuliano di Eclano, e poi dai monaci di Adrumeto. Essi rivendicavano alla libertà dell'uomo un proprio ed autonomo valore e ritenevano che l'initium fidei, primo desiderio di salvezza, potesse venire all'uomo senza l'aiuto di Dio, e che la perseveranza finale non fosse un nuovo dono gratuito.
