Glossario
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GURU
(San.) - Istruttore Spirituale; un maestro nelle dottrine metafisiche ed etiche; usato anche per un istruttore di qualsiasi scienza. Il termine è derivato dalla radice verbale gur che significa "crescere", "salire". In India, questo titolo veniva attribuito ad ogni persona degna di rispetto e di venerazione, fosse essa il padre, o la madre, o altro parente di età superiore alla propria. In seguito designò soltanto colui che ha la responsabilità dell'educazione religiosa del discepolo. Esotericamente è un Adepto della Scienza Occulta, di conoscenza profonda, sia esoterica che exoterica, che ha sottomesso la sua natura carnale alla costrizione della Volontà. Egli ha sviluppato in sè stesso sia il potere di dominare le forze della Natura, sia la capacità di sondare i segreti della Natura, servendosi delle forze del proprio essere, un tempo latenti, ma ora attive.
NAGARJUNA
(San.) - Celebre filosofo ed apostolo indù del Buddhismo, visse nel II secolo a.C., e fu il fondatore del sistema filosofico sul quale si basa la corrente mahayanica. Nato nell'India meridionale, di casta brahmanica, studiò i Veda ed apprese tutte le scienze, compresa la magia, grazie alla quale sapeva rendersi invisibile. La leggenda racconta che, approfittando di quest'arte, penetrò nell'harem del re; scoperto, riuscì a fuggire e si fece monaco buddhista. Diffuse il Buddhismo nella India meridionale e creò la scuola del S'unya-vadin, la quale afferma la vanità di tutte le cose. La sua opera principale è "Madhyamakakarika", ossia "Aforismi dell'originaria dottrina mediana" ed anche "Mahaprajnaparamitashastra". Ricevette il libro "Paramartha", o Avatamsaka, dai Naga, favolose creature raffigurate con la testa umana ed il corpo di serpente, simbolo di grandi Saggi. Altri raccontano di lui come di un Arhat, un eremita (nativo dell'India Occidentale) convertito al Buddhismo da Kapimala, 14^ Patriarca, considerato ora come un Bodhisattva-Nirmanakaya. Era famoso per la sua sottile dialettica nelle discussioni metafisiche; fu il primo istruttore delle dottrine Amitabha ed era un tipico rappresentante della Scuola Mahayana. Considerato come il più grande filosofo dei Buddhisti, ci si riferiva a lui come ad "uno dei quattro soli che illuminano il mondo". Nacque nel 223 a.C.; dopo la sua conversione andò in Cina dove, a sua volta, convertì l'intero paese al Buddhismo.
SATANA
(Rel.) - Uno dei più grandi misteri di tutte le religioni è la Guerra in Cielo e la Caduta degli Angeli. Da questa allegoria nasce il Satana cristiano e la sua schiera ribelle: essi saranno restituiti alla loro naturale grandezza quando si capirà che si rifiutarono di creare l'uomo fisico, a similitudine dei Kumara, per diventare i Salvatori ed i Creatori dello Uomo Divino. Satana è colui che libera l'uomo dal peccato dell'ignoranza (e quindi dalla morte eterna) per aprirgli la via del cielo (anche se attraverso la morte fisica). Egli fu il primo principe di questo mondo; non è mai stato in cielo e, a causa della sua ribellione, è rimasto su questa terra come Spirito disincarnato guidando l'umanità verso la liberazione. Anche la Legione di Satana è figlia di Dio come quella dei B'ne Alhim, i Figli di Dio. Satana ha assunto forma antropomorfa solo dopo che la Chiesa cattolica si concentrò sul Dio personale unico e vivente. Divenne il paravento degli errori, dell'ingiustizia, della crudeltà di colui al quale si attribuivano perfezione assoluta, misericordia e bontà. Presso tutti i popoli, il Diavolo è solo l'altra faccia del Creatore. Poiché in Natura tutto è duale, ciò si impone anche per spiegare in qualche modo al livello più basso quali siano le caratteristiche del Bene e del Male. Il Male è il rivestimento del Bene, come l'Ombra è il complemento della Luce. In una visione non manichea e non esiste il Male assoluto se sparisce anche il Bene, come se togliamo l'ombra sparisce anche la luce. Se cancelliamo Satana, non vi è più bisogno del Salvatore. In Natura, come insegna la fisica, ad ogni azione corrisponde una reazione di pari intensità e di segno opposto: il Bene è l'azione, il Male la reazione. L'antagonismo del Male conferisce al Bene una vitalità ed un'esistenza che altrimenti non avrebbe. Il male estremo è la Morte, ma cosa sarebbe la Vita senza la Morte ? Nulla: non può esservi rigenerazione e ricostruzione senza la distruzione. Satana è Venere, Lucifero; e la Terra è figlia adottiva e sorella minore di Venere, mentre Lucifero è "il portatore di luce". All'origine, Satana è l'Agathodaemon, il più alto Arcangelo, il più antico Logos benevolo; solo quando la teologia cristiana lo pone in posizione di Avversario di Dio, diventa un dannato. Satana è Samaele, l'Angelo della Morte, il Serpente seduttore, l'Angelo della Luce, il Portatore di Vita e di Luce spirituale. Per la Teosofia non esistono Diavoli completamente perversi, nè Angeli assolutamente perfetti: Lucifero, nel suo aspetto più elevato è il Logos, in quello più basso è l'Avversario; sono entrambi il riflesso del nostro Ego. Lucifero, Spirito dell'Illuminazione intellettuale e della Libertà di pensiero, è il faro che guida l'uomo a trovare la sua strada attraverso i tanti scogli della vita. Lattanzio, parlando della natura di Cristo, dice che il Logos, il Verbo, è il fratello primigenito di Satana e la prima di tutte le creature. Se Satana avesse un'esistenza oggettiva in questo mondo, sarebbe ossessionato dalla malvagità dell'umanità, le cui risorse negative sono in grado di annientare qualsiasi diavolo. Si suol dire che Satana è ottimista se pensa davvero di poter fare diventare l'uomo peggiore di quanto non sia ! Pember parla di Satana come del Principe del Mondo e della Potenze dell'Aria, perfetto in sapienza e bellezza, dotato delle insegne della regalità, sacerdote dell'Altissimo, ecc. Egli è il "cherubino unto" che Dio creò come la più bella e saggia di tutte le sue creature, in questa parte dell'universo, affidandogli la nostra Terra e forse anche il Sistema Solare. Scrive Anna Kingford: "E al settimo giorno uscì dalla presenza di Dio un Angelo Potente, pieno di collera e di furore distruttivo; Dio gli diede il dominio della sfera più esterna". Ed Ermete dice: "Satana è il Guardiano del Tempio del Re; egli sta sotto il portico di Salomone e tiene le chiavi del Santuario". E sempre la Kingford: "Satana è il magistrato della giustizia di Dio (il Karma); la gloria di Satana è l'ombra del Signore, il trono di Satana è lo sgabello di Adonai". Quando la Chiesa maledice Satana, maledice il riflesso cosmico di Dio. Satana, il Serpente del Genesi, è il Padre dell'Umanità Spirituale, colui che aperse gli occhi all'automa creato da Yeho-wah. Avversario di Geova, Salvatore dell'umanità, Satana rappresenta l'energia attiva, la forza centrifuga dell'Universo cosmico. Egli è Fuoco, Luce, Vita, Lotta, Sforzo, Pensiero, Coscienza, Progresso, Civiltà, Libertà, Indipendenza. Ma è anche dolore, come reazione al piacere dell'azione, e morte, come rivoluzione della vita. Egli brucia nell'Inferno, il mare di fuoco, ossia il Sole, che è fonte di vita nel nostro Sistema, principio attivo di ogni essere che vive su quella Terra che è la dimora e la sorgente del Satana terrestre. La forza centripeta è freddo e morte, la forza centrifuga è caldo e vita: non vi è vita dove non vi è calore. Nella Cabala, Samaele, che i cristiani chiamano Satana, appare identico a Michele, l'uccisore del drago. Entrambi procedono da Ruach ma, mentre Samaele è la sapienza celata, Michele è la sapienza terrestre ed è influenzato da Neshamah, mentre Samaele non lo è. In ebraico, Sàtan deriva da "shatana", che significa "essere avverso". Metafisicamente, Satana è semplicemente il contrario, l'opposto di ogni cosa che vi è in natura. Poiché ogni cosa nel nostro universo ha due facce, Satana è l'altra faccia di ogni cosa. E se l'ombra è il contrario della luce, la luce è il contrario dell'ombra. Per gli Gnostici, Geova era il creatore di Ofiomorfo, il Serpente, il Male, Satana. Arimane, Tifone, Satana e tutti gli altri aspetti oscuri delle divinità ritenute buone, spariranno tutti il giorno in cui l'umanità si libererà dalle passioni e dalla malvagità. Satana è un Dio, figlio di Dio, personificazione del Male astratto che è un'arma della Legge Karmika e del Karma stesso. Egli è la natura umana, anzi l'uomo stesso. Eliphas Levi così lo definisce "Abbastanza orgoglioso da credere sè stesso Dio; abbastanza coraggioso da acquistare l'indipendenza al prezzo di torture e sofferenze eterne; abbastanza forte da farsi un trono sul rogo inestinguibile; Satana è il principe dell'anarchia servito da una gerarchia di spiriti puri". Nonostante questa bella descrizione, Levi dovette fare molte concessioni alla Chiesa di Roma ! Ben altro è il discorso che Levi fa quando parla di Lucifero e della Luce Astrale: eppure sono la stessa cosa, almeno sotto alcuni punti di vista. Satana, il Drago rosso, il Signore del Fosforo, Lucifero, il Portatore di Luce, è dentro di noi, è la nostra Mente, il nostro Tentatore e Redentore, intelligente Liberatore e Salvatore dalla pura animalità. Senza questo principio non saremmo nulla più che animali ! Se gli Angeli Ribelli sono semplicemente gli Spiriti caduti nell'incarnazione e nella materia, anch'essi, comunque, sono figli di Dio.
MASSONERIA
(Occ.) - Associazione segreta dei cosiddetti "liberi muratori" fondata nel 1722, si ricollega probabilmente con le associazioni muratorie germaniche, e soprattutto inglesi, del XIV secolo. Gli statuti di queste organizzazioni , impegnate spesso nella costruzione di chiese, comprendevano regole tecniche ma anche norme etiche e religiose, con vincolo del segreto sui procedimenti lavorativi e sui riti loro particolari. L'aggregazione di elementi estranei all'arte trasformò queste associazioni, sviluppandone le finalità morali e le caratteristiche simboliche. Il 24 Giugno 1717, giorno di San Giovanni, patrono di queste associazioni, esse si riunirono a Londra in una grande loggia simbolica. Nel 1722 fu proclamata apertamente la società del liberi muratori, di cui il rev. Anderson, uno dei fondatori, pubblicò le costituzioni. Il fascino del complicato simbolismo, la presenza nelle sue file di persone altolocate, il favore dei sovrani, favorirono il successo dell'associazione. La sua diffusione fra le classi colte è però dovuta certamente al contenuto etico, che era in armonia con le dominanti ideologia illuministiche. La lotta contro la ignoranza, l'aspirazione ad una fratellanza morale ed universale, un tollerante deismo, avverso sia all'ateismo che al fanatismo religioso, furono i motivi essenziali dell'associazione, che svolse altresì intensa attività di mutua assistenza e di beneficenza nella sua gerarchia di apprendisti, compagni, maestri. La Massoneria si diffuse rapidamente nei paesi anglosassoni e subì ben presto uno scisma a causa del diversificarsi di intenti tra i suoi iscritti. Si diffuse anche in altri paesi. Nella America settentrionale ebbe coloritura politica, in Francia vide il deismo sostituito dal razionalismo enciclopedico e dal materialismo. i Massoni parteciparono attivamente alla Rivoluzione francese, fiancheggiando l'impero napoleonico e poi Napoleone III In Germania la Massoneria si dedicò alle speculazioni metafisiche, ma intanto andava serpeggiando una certa diffidenza poiché il carattere segreto dell'associazione destava sospetti. La Chiesa non perdette occasione per lanciare una scomunica. In Italia la Massoneria assunse subito un carattere politico, influenzò la formazione di molte sette rinascimentali e lottò a favore dell'Unità d'Italia. Da oltre un secolo, tuttavia, la Massoneria italiana è caratterizzata da una serie di lotte intestine che, oltre a creare vari frazionamenti, ha portato anche a fatti di rilevanza penale. Secondo il comune modo di pensare e le informazioni exoteriche ad arte diffuse, la massoneria è una associazione di persone che si obbligano con giuramento a tenere segreto inviolabile di quanto è proprio dell'ordine loro. Essi, per mezzo di segni simbolici, di particolari toccamenti, di parole simboliche, possono riconoscersi fra gli estranei, che loro chiamano profani. Secondo la leggenda, l'origine dei liberi muratori risale al 1006 a.C., quando Salomone cominciò la costruzione del famoso tempio a Gerusalemme. Tra gli architetti inviati dal Re di Tiro all'amico ed alleato Re di Israele, vi era un certo Hiram che, incaricato da Salomone a dirigere i lavori del tempio, aveva un così gran numero di operai da pagare che non poteva riconoscerli tutti. Per sapersi regolare nella paga, divise gli operai in tre classi: novizi, compagni e maestri, dando a ciascuno una parola od un segno particolare per riconoscerli. Tre compagni insoddisfatti del loro salario, pretesero da Hiram la parola dei maestri altrimenti lo avrebbero ucciso. Lo attesero una sera al tempio, appostati uno a tramontana, uno a mezzogiorno, uno ad oriente; Hiram entrò dalla porta di occidente e tentò di uscire da quella di mezzogiorno. L'uomo appostato gli chiese la parola, ma Hiram rifiutò; allora il compagno lo colpì con una martellata alla testa. Hiram fuggì verso tramontana, ma lì avvenne la stessa cosa. Fuggì allora verso oriente, e qui fu finito. I tre allora nascosero il cadavere sotto le pietre; poi, a notte, lo seppellirono su una montagna, segnando il posto con un ramo di acacia. Salomone, rimasto sette giorni senza vedere Hiram, mandò nove maestri a cercarlo, tre per ogni porta, tranne quella a mezzogiorno. Dopo lunghe ricerche, tre maestri, stanchi, si sedettero a riposare vicino ad un ramo di acacia, lo strapparono e si resero conto che la terra era stata smossa da poco. Scavarono e trovarono il corpo di Hiram; chiamarono gli altri e provvidero subito a cambiare la parola d'ordine dei maestri. Portarono il corpo di Hiram a Gerusalemme e Salomone dispose che fosse sepolto con gran pompa. Durante la cerimonia tutti i maestri portavano grembiuli e guanti di pelle bianca per mostrare che nessuno di loro si era lordato le mani con il sangue del loro capo. Come è facile capire, si tratta di una immensa allegoria, piena zeppa di simboli che in gran parte sono rimasti fino al giorno d'oggi.
MITO
(Rel.) - Uno dei termini sui quali si è scatenata la fantasia degli esperti; viene definito come tentativo primitivo e maldestro di interpretare la natura, insegnamento allegorico, forma di poetica preistorica, sogno collettivo rivelatore delle profondità della psiche umana, veicolo tradizionale delle più profonde intuizioni metafisiche dell'uomo, e via di seguito. Il mito è una tradizione orale trasmessa di bocca in orecchio, da una generazione all'altra. Esso si rifà quasi sempre ad un fatto della Natura ed ha un contenuto di verità, per quanto minimo. È consuetudine prendere per favola la parte del mito che non si riesce a comprendere, mentre si assume per verità la parte che risulta chiara. Ogni mito è la spiegazione di un fatto naturale, spiegato in modo da essere compreso dalle menti più povere, secondo uno schema che permetta sia una facile memorizzazione che un rapido sistema per tramandarlo. Esso non è un'allegoria, nè un simbolo esoterico, bensì il tentativo di spiegare un argomento, altrimenti incomprensibile. Sotto forma di un racconto, di una leggenda, si narrano in modo fantastico e tradizionale le gesta compiute da figure divine o da esseri antenati. Talvolta lo scopo è quello di fornire una ragione sacrale per fenomeni naturali, altre volte per legittimare pratiche rituali o istituzioni sociali, per dare soluzione a problemi che l'esperienza religiosa pone alla collettività. Caratteristica essenziale del mito è che esso si diffonde prima oralmente e solo in un secondo momento viene scritto; in entrambi i modi, esso si perpetua nella tradizione di un popolo. Quando al mito si associa il rito, allora si ha il fatto religioso. Il mito può essere anche l'idealizzazione di un evento, o personaggio storico, che assume caratteri e proporzioni leggendarie, esercitando in tal modo un forte potere di attrazione sulla fantasia popolare. Talvolta si tratta di una credenza che nella realtà non esiste, oppure è molto diversa rappresentando un prodotto della fantasia, un'alterazione più o meno involontaria della realtà. Il mito, soprattutto, è rivelatore di strutture del reale, irraggiungibili attraverso l'esperienza logica superficiale; permette l'accesso a regioni ontologiche chiuse all'apprendimento empirico-razionalistico della gente comune, fornendo il simboli atti ad aiutare il progresso dello spirito umano. Esso narra, e, pertanto, è anche storia, una storia esemplare che spinge alla ripetizione, alla emulazione. Come tale, l'evento mitico non si consuma e continua ad incarnarsi nella storia in modo inesauribile. La sua funzione principale è spesso quella di fissare i modelli esemplari per tutti i riti. Con il rito si ripete, e nel rito "esiste", non come ricordo o commemorazione, ma come ripetizione. E la riattualizzazione del mito nel rito aiuta, sia a livello individuale che a livello di civiltà, a superare processi di trasformazione che impongono mutamenti sia di tipo conscio che di tipo inconscio. Nell'astrologia, ad esempio, ogni segno è un mito, ed il susseguirsi dei segni è un mito. Alle costellazioni celesti corrispondono le costellazioni interiori, per cui l'adattamento che ne consegue diventa accettabile. Il mito non è allegoria, nè simbolo, nè storia. Esso può avere un senso storico, fisico o morale e può essere in tanti modi. L'unico errore che si deve evitare è quello di trasformare un mito in un racconto attuale: in tal modo, oltre che cadere nel ridicolo, si perde totalmente il senso del messaggio che nel mito è riposto. Il mito, ovviamente, ha avuto il suo bravo posto anche nella psicologia; Freud analizza i sogni, strumenti per la comprensione dei miti, per cercare di raccordare antropologia e psicanalisi; il mito viene assunto come manifestazione collettiva altamente elaborata dello spirito umano. Freud tenta di scoprire il linguaggio dimenticato dei miti, affidando al mito un significato latente che non affiora alla coscienza. Per Jung, nel mito emergono dall'inconscio, e si attualizzano, gli "archetipi", che sono delle forme costanti, delle possibilità di rappresentazione che si ritrovano simili sempre ed ovunque. Altre interpretazioni del mito si trovano nella scuola storico-culturale ed in quella fenomenologica.
RELATIVISMO
(Fil.) - Qualsiasi concezione filosofica che non ammetta verità assolute nel campo della conoscenza o principi immutabili in sede morale. Protagora indicava nell'uomo "ciò che è, e ciò che non è", intendendo in tal modo mettere in dubbio l'assoluta verità di Parmenide: l'opinione contro la certezza. Non esistono cose buone o cattive di per sè: il fatto che siano buone o cattive deriva dalle circostanze, dalle esigenze e dagli scopi soggettivi. La generale relatività di tutti i giudizi fu la tesi principale degli scettici. Nella filosofia moderna il relativismo assume caratteristiche teologico-metafisiche, talvolta anche psicologiche. Esso è considerato conseguenza della stessa natura umana, incapace di trascendere le proprie limitazioni, inclinazioni, abitudini. Hamilton riconduce la relatività del conoscere a tre ragioni: (1) la realtà si dà a conoscere nei suoi fenomeni, ovvero nella sua apparenza e non nella sua essenza; (2)i fenomeni sono conoscibili solo se possono entrare in rapporto con le facoltà dell'uomo; (3) le facoltà umano modificano inevitabilmente i fenomeni con i quali entrano in rapporto. Queste tesi influirono sul positivismo dichiarando l'esperienza inadeguata a raggiungere verità assolute; per tale motivo i positivisti professarono un rigoroso agnosticismo religioso. Da rilevare anche la posizione di Mach che considera le teorie scientifiche utili, ma non vere; la "filosofia del come se" di Vaihinger, il pragmatismo di Schiller, l'interpretazione di Nietzsche che vede la realtà come il configurarsi di un gioco di forme illusorie intorno alle quali si apre un conflitto che non tende alla verità, ma all'autoaffermazione del soggetto interpretante. Con Spengler il relativismo tocca le conclusioni più radicalmente pessimistiche e relativistiche; egli afferma che ogni epoca storica è una individualità organica: tutti i suoi valori e le sue certezze sono destinati ad un ineluttabile tramonto. Ma tutta la cultura contemporanea è oggi impregnata di relativismo.
TRIPITAKA
(San.) - Letteralmente, "i tre cesti"; il nome del canone Buddhista, originariamente chiamato "Theravadin". E detto Canone Pali perchè scritto in lingua pali, una lingua medio-indiana che sta al sanscrito come l'italiano sta al latino. Questa lingua, sembra, sia stata creata con caratteri di diversi dialetti, allo scopo di permetterne la comprensione al maggior numero di seguaci, in tutte le regioni. Buddha predicava in lingua magadhi e pertanto il Canone è stato tradotto; esso contiene molti dei detti del Buddha, in forma linguisticamente uguale all'originale, ma si notano anche le manomissioni dei traduttori e di molti redattori. Esso, almeno nel suo nucleo, rende fedelmente le tradizioni delle antiche comunità, per cui le dottrine in esso esposte (caducità, vanità, dolore, ecc.) certamente risalgono al Perfetto. Il Canone Pali consta di un gran numero di libri, una vera e propria biblioteca, ed è pieno di ripetizioni e di prolissità che, incomprensibili alla cultura occidentale, formano una base consolidata per l'apprendimento nelle scuole orientali. Si divide in tre parti (canestri), e precisamente: Vinaya-Pitaka, il Canestro della Disciplina; Sutta-Pitaka, il Canestro degli Insegnamenti; Abhidhamma-Pitaka, il Canestro della Dogmatica. In pratica, le tre divisioni comprendono: la prima, la dottrina; la seconda le regole e le leggi per il sacerdozio e gli asceti; la terza le dissertazioni filosofiche e metafisiche; ad esempio, l'Abhidharma definita dai Buddhagosa come quella legge (dharma) che va oltre (abhi) la legge. L'Abhidharma contiene i più profondi insegnamenti metafisici e filosofici, un deposito dal quale le Scuole Mahayana ed Hinayana hanno derivato le loro dottrine fondamentali. Vi è una quarta divisione - la Samyakta Pitaka. Ma, poiché è una aggiunta posteriore dei Buddhisti Cinesi, non è accettata dalla Chiesa Meridionale del Siam e di Ceylon. Per la conoscenza della dottrina del Buddha, il canestro più importante è quello dei Sutta. Esso si divide in cinque nikaya, che sono: digha, raccolta di testi lunghi; majj-hima, testi di lunghezza media; samyutta, testi ordinati secondo il contenuto; anguttara, testi ordinati secondo il principio del numero di argomenti trattati in ogni Sutta; khuddaka, collezione di testi brevi. I primi quattro nikaya riproducono delle prediche, il quinto contiene una raccolta di poesie e di scritti devozionali. Esiste poi il Jataka, un'opera che attraverso racconti e favole, narra le 574 esistenze anteriori dell'Eccelso.
CIFRE
(Occ.) - Il termine cifra deriva dall'arabo sifr, "vuoto, nulla, zero". Era espressa con un punto e originariamente stava per la il valore zero. Successivamente passò a designare uno qualsiasi dei numeri del sistema decimale. Questi segni, detti anche numeri, l'Europa li ricevette dagli Arabi che, a loro volta, li avevano ricevuti dagli Indù, il popolo che aveva inventato anche la scrittura. Le cifre sono semplici veli, glifi convenzionali, che da soli non hanno alcun significato. I Numeri Sacri, invece, hanno un preciso valore, noto solo agli Iniziati. Mentre le cifre sono elementi fisici, i Numeri sacri sono elementi metafisici. Le due cose sono in rapporto fra di loro come la materia con lo spirito, e rappresentano i poli estremi della sostanza Una.
ERMETISMO
(Eso.) - Complesso di dottrine esoteriche, di natura astrologica e religiosa, nel quale confluì durante l'ellenismo una parte della tradizione sapienziale e sacerdotale egizia, insieme con altri apporti orientali. Deriva da Ermes, il dio con il quale i Greci identificavano l'egizio Thoth, che avrebbe per primo rivelato tali dottrine. La prima fase delle dottrine ermetiche coincide con le speculazioni astrologiche dei sacerdoti egizi. Nel III sec. a.C. gran parte di quel materiale fu tradotto in greco, organizzati in trattati, la cui paternità veniva attribuita a Ermete Trismegisto. Alla medesima corrente appartengono gli scritti astrologici del sec. I a.C., summa della scienza esoterica di un circolo di iniziati che in Egitto era chiamata filosofia, ma nulla aveva a che fare con il significato che tale termine aveva in Grecia. Si trattava di rivelazioni divine, oracolari, che non si limitavano più alla dottrina astrologica, ma abbracciavano anche insegnamenti cosmogonici, metafisici, escatologici, ecc. Nei primi secoli della nuova era, andò formandosi una vera e propria letteratura ermetica il cui testo più antico è probabilmente "Kore kosmou" (La fanciulla del mondo), depositario di una dottrina segreta insegnata da Ermes-Thoth a Kamephis e da lui trasmessa ad Iside che l'avrebbe affidata al figlio Oro. Da citare anche i 17 trattati del Corpus Ermeticum e l'Asclepius, forse di Apuleio. Gli scritti ermetici, comunque, non sono concordi nel contenuto dottrinale nè sono riconducibili a strutture uniformi. Per ermetismo si intende anche la filosofia ermetica, ossia la corrente di pensiero di stampo misteriosofico che si rifà agli scritti del Corpus Ermeticum e si sviluppa in età ellenistica, mantenendo suoi filoni che attraverso il Medioevo, il Rinascimento ed il cosiddetto "secolo dei lumi", giungono fino a noi. Ermetisti, o filosofi ermetici, erano detti coloro che, alchemicamente, perseguono il raggiungimento della Grande Opera, intesa come realizzazione spirituale.
CAOS
(Gr.) - L'Abisso, la "Grande Profondità". In Egitto era personificato dalla dea Neith, precedente a tutti gli dei. Come dice Deveria, "l'unico Dio senza forma e sesso, che si autogenerò senza fecondazione, ed è adorato sotto forma della Vergine Madre". Essa è la dea dalla testa di avvoltoio che si trova nei più antichi tempi di Abidos e che appartiene, secondo Mariette Bey, alla prima Dinastia che la fa risalire, anche secondo gli Orientalisti che ne abbreviano il tempo, a circa 7000 anni fa. Come Mr. Bonwick ci dice nel suo eccellente lavoro sulla fede Egiziana - "Neith, Nut, Nept e Nuk (come i suoi nomi sono letti in modi diversi! ) è un concetto filosofico degno del XIX secolo dopo l'era Cristiana, piuttosto che di 39 secoli, o prima ancora, di essa. E aggiunge: " Neith o Nout non è nient'altro che la Grande Madre e, ancora, la Vergine Immacolata o il Dio femminile dal quale derivano tutte le cose. Neith è il "Padre-Madre" delle Stanze della Dottrina Segreta, lo Swabhavat del Buddhismo del Nord, proprio la Madre Immacolata, il prototipo della più recente "Vergine"; perciò, come dice Sharpe, "la Festa della Candelora - in onore della Dea Neith - è segnata nei nostri calendari come il giorno della Candelora o della Purificazione della Vergine Maria"; e Beauregard ci parla dell' "Immacolata Concezione della Vergine che d'ora innanzi può vantarsi, come la Minerva greca a la misteriosa Neith, di essere nata da sè e di aver dato nascita a Dio". A chi nega lo svolgersi dei cicli e la ricorrenza degli eventi, fate leggere che Neith esisteva 7000 anni fa nella concezione degli Iniziati egiziani, che cercavano di volgarizzare una filosofia troppo astratta per le masse; e poi ricordategli le ragioni della disputa al Concilio di Efeso nel 1431, quando Maria fu dichiarata Madre di Dio; e quando la sua Immacolata Concezione fu imposta al Mondo come un comandamento di Dio nel 1858, dal Papa e dal Concilio. Neith è Swabhavat ed anche l'Aditi dei Veda e l'Akasa dei Purana, perchè "essa non è solo la volta celeste, o etere, ma è fatta apparire anche in un albero dal quale genera il frutto dell'Albero della Vita (come la altra Eva), o dal quale versa sui suoi adoratori un pò dell'acqua divina della vita". Da qui l'appellativo favorito di "Signora del Sicomoro", un epiteto dato ad un'altra Vergine (Bonwick). La rassomiglianza diventa ancora più marcata quando Neith è trovata in antiche pitture raffigurata come una Madre che tiene fra le braccia un dio con la testa di ariete, l'"Agnello". Un'antica stele dichiara che essa è "Neut, la luminosa, che ha generato gli dei" - incluso il Sole, poiché Aditi è la madre di Marttanda, il Sole - un Aditya. Essa è Naus, la nave celeste; perciò la troviamo sulla prua dei vascelli egiziani, come Didone sulla prora delle navi dei marinai fenici, e in seguito abbiamo la Vergine Maria, da Mar, il "Mare", chiamata la "Vergine del Mare", e la "Signora Patrona" di tutti i marinai della Chiesa Cattolica Romana. Bonwick cita il reverendo Sayce, che la spiega come un principio nel Bahu (Caos o confusione), "semplicemente il Caos della Genesi ... e forse anche Mot, la sostanza primordiale che fu la madre di tutti gli dei". Sembra che il dotto professore pensasse a Nebuchadnezzar, giacche questi ha lasciato la seguente testimonianza in stile cuneiforme, "Io ho costruito un tempio alla Grande Dea, mia Madre". Possiamo concludere con le parole di Mr. Bonwick, con il quale concordiamo pienamente: "Essa (Neith) è la Zerouana dell'Avesta, 'tempo senza limiti'. È la Nerfe degli Etruschi, metà donna e metà pesce" (perciò la connessione della Vergine Maria con il pesce e i pesci); della quale si dice: "Per intercessione della sacra Nerfe la navigazione è felice. Essa è la Bythos degli Gnostici, l'Uno dei Neoplatonici, il Tutto dei metafisici tedeschi, l'Anaita degli Assiri". Nelle antiche cosmologia greche, il Caos è l'insieme degli elementi materiali, senza ordine, che preesiste al Cosmos, ossia all'insieme degli elementi materiali ordinati. Esso è la grande lacuna, o vuoto originario, che non è spazio infinito privo di contenuti, ma essere ancora spalancato al mondo, prima del suo costituirsi in forme stabili e definite. La cosmogonia babilonese lo chiamava Abisso e lo poneva a capo dello svolgersi delle realtà divine e cosmiche. Anassagora lo intende come mescolanza di tutte le cose, precedente all'opera discriminatrice dell'intelletto. Gli scienziati lo chiamano "condizione nebulare della materia prima del mondo". Il Caos, la Madre, è un Fuoco Freddo, una Radiazione fredda. Tornando all'esoterismo, vediamo come è dal Caos che viene creato il mondo e per tale motivo assume anche molti altri nomi : il Grande Mare, il Grande Abisso, il Principio Umido, lo Spazio sul quale si muoveva lo Spirito di Dio. Per Valentino era Bitos e Sige, la Materia nata dal Silenzio, per i Cabalisti è Binah, il binario femminile, la materia indifferenziata. In esso era il principio di tutte le cose che in seguito si svilupparono nel Globo : il Tohu-Bohu. E questo spazio primitivo viene talvolta chiamato Diluvio, nel senso di stato caotico della materia non ancora stabilizzata. I Serpenti sconfitti dai loro uccisori sono i principi turbolenti, confusi nel caos, ordinati nel cosmos; in origine essi erano gli Spiriti Cattivi. Il Drago, che nei racconti caldei della creazione conduce l'uomo al peccato, è il principio vivente del male che giace nel Caos. Per altro aspetto, il Caos è l'Aether, così come lo conoscevano gli antichi. È l'Akasha, la Vergine Celeste, la Madre di tutte le forme, Aditi. Esso è un'astrazione e nello stesso tempo una presenza visibile, è infinito ed illimitato, pieno di materia cosmica bruta, indifferenziata, senza ragione. Aether e Caos sono la Mente e la Materia, i principi primordiali dell'Universo, uno intellettuale, l'altro materiale. Il Caos cessa sotto lo splendore del Raggio di Luce Primordiale che dissipa l'oscurità totale mediante l'aiuto del grande potere magico del Verbo del Sole Centrale. Esso diventa maschio-femmina, l'Acqua incubata dalla Luce, e l'Essere Triplice ne emerge come suo Primogenito.
