Glossario
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SPIRITO SANTO
(Rel.) - Terza persona della Trinità cristiana, figura della potenza di Dio attraverso la quale egli opera avvenimenti straordinari e misteriosi, sia nella creazione sia attraverso le imprese sovrumane compiute da uomini da lui scelti: Re di Israele, profeti, condottieri, ecc., sono mossi dallo Spirito di Dio. Ad esso si deve anche la trasformazione interiore dell'uomo, sia morale che religiosa; quando esso viene assimilato alla sapienza diventa un'ipostasi divina; lo Spirito agisce sulla purificazione del singolo e della comunità dall'ingiustizia e dal peccato. Lo Spirito di Dio è lo Spirito di Gesù che egli, dal momento della sua glorificazione, invierà ai discepoli (Pentecoste). Nelle scritture si legge che lo Spirito Sante apparve sotto forma di colomba sulla testa di Gesù durante il battesimo, ed in forma di lingue di fuoco sulla testa degli Apostoli durante la teofania di Pentecoste; S.Gregorio vede nel dito di Gesù lo Spirito Santo. Il Fuoco, il Rosso ed il Sette sono i simboli che più frequentemente vengono usati nelle Scritture associati allo Spirito Santo. Fuori dalla religione cattolica, troviamo che lo Spirito Santo è l'equivalente cabalistico dell'Antico dei Giorni, dello Spirito Divino degli Egizi, dell'Akasha degli Indù. Per i primi cristiani, lo Spirito Santo era femminile, come la Sophia degli Gnostici e la Shekhinah dei cabalisti. Secondo Kenealy, esso è lo Spirito di Vita, il Dio maschio che feconda la Navis, il Vascello siderale. Come Conservatore equivale al Vishnu degli Indù. Per gli Gnostici, Sophia, il loro Spirito Santo, risiedeva su Venere, o Lucifero, ed apparteneva alla Triade astronomica: Sole (il Padre), Mercurio (il Figlio), Venere (lo Spirito Santo). Secondo lo Zohar, lo Spirito Santo è lo Spirito che si muove sotto il Sole, circolarmente ed in tutte le direzioni, affinchè diventi una sola essenza con il Sole stesso. I sette sephirot inferiori dell'Albero della Conoscenza, per i cristiani diventano i Sette Doni dello Spirito Santo; essi, a loro volta, corrispondono ai sette figli di Aditi uccisi da Kansa.
TENEBRE
(Eso.) - Le Tenebre sono Padre-Madre, la Luce è il loro figlio; esse sono la Matrice eterna dalla quale le Sorgenti di luce appaiono e nella quale esse scompaiono. Sul nostro piano, Tenebre e Luce sono permutabili, ambedue fenomeni dello stesso noumeno. Come senza coscienza non esiste il tempo, così senza organi di percezione visiva non esiste la luce. L'essenza delle Tenebre è la Luce Assoluta; secondo Fludd, un Rosacroce, le Tenebre adottarono la Luce per rendersi visibili. Luce e Tenebre sono identiche in sè stesse, vengono separate soltanto nella mente umana. La Luce è materia, le Tenebre sono puro spirito; ne consegue che le Tenebre sono l'unica vera realtà, base e radice della Luce; nella loro base radicale e metafisica sono Luce soggettiva assoluta. Anche la Bibbia concorda in ciò: la Luce nasce dalle Tenebre, dove si trova quella vita che diventa Luce per gli uomini. La Chiesa di Roma, dimenticando le sue origini, chiama Tenebre il Demonio, mentre nel Libro di Giobbe il Demonio è chiamato Figlio di Dio, Lucifero, la luminosa stella del mattino. In tutti i sistemi cosmogonici, le Tenebre sono associate al Cerchio e lo circondano, mentre la Luce è l'area interna; in qualche caso, Tenebre è sinonimo di Caos, in altri Dio è la Luce che si riversa sulla Natura : le Tenebre. Per gli Egizi le Tenebre erano l'origine di tutte le cose: Pimandro, il Pensiero Divino, sorge come Luce dalle Tenebre. Anche per gli Zoroastriani, Ormadz (Ahura Mazda), il re della vita, si forma dalla Luce Eterna che scaturisce dalle Tenebre. E nel Commentario troviamo: "I Sette Padri ed i Quarantanove Figli splendono nelle Tenebre". Nei Veda, Mara è il Dio delle Tenebre, il Caduto e la Morte.
VERBO
(Rel.) - La Parola, il Logos, in Oriente detto il Drago. È il mezzo attraverso il quale il Pensiero Divino diventa operante. Nella Sacra Scrittura, questa voce significa Saggezza, che procede dalla Parola, dal Ragionamento, applicato a designare il Figlio di Dio, Saggezza eterna. I Grammatici chiamano così la Parola che denota l'azione i tutti i suoi accidenti ed è così detta perchè rappresenta la parte principale dell'orazione. Il Verbo, o Figlio, dagli Gnostici pagani era rappresentato con due aspetti: una dualità nell'unità. Paolo, implicitamente, definiva identici Verbo e Lucifero. Il Verbo è l'immagine di Dio nella manifestazione. Il Verbo è la Parola creatrice, il Principio seminale sparso per tutto l'Universo. Esiste prima della creazione, è capace di comprendere la "legge della creazione" emanata dall'Assoluto, e la attua con i suoi poteri, diventa il Potere Generatore della Creazione.
VENERE
(Eso.) - La Dea della bellezza, madre di Amore (Cupido), regina del sorriso, compagna delle Grazie e dei Piaceri. Presiedeva alla generazione ed era protettrice delle cortigiane; nel suo tempio erano conservati gli ornamenti dei morti, a rammentare la fragilità della vita umana. Le Veneri erano tante, ma la più famosa è certamente Afrodite, nata dalla schiuma del mare, portata nell'isola di Citera dagli zefiri, fu accolta sulla spiaggia dalle Stagioni. Fu ben presto portata in cielo, dove gli Dei ne ammiravano la bellezze e le Dee ne soffrivano la gelosia. Giove, come faceva con tutte, voleva possederla, ma Venere resistè ed allora per punizione fu data in sposa al deforme dio Vulcano. Ma Venere non rinunciò per questo a cercare i suoi piaceri ed amoreggiando con Marte, Bacco, Nettuno, ne ebbe molti figli. Perfino esseri mortali (Adone ed Anchise) ebbero il piacere dei suoi favori. Venere viene rappresentata in molti modi, ma il più bello è certamente quello di Apulejo. Nuda, o vestita di un trasparentissimo velo, Venere è sempre il concetto più puro della bellezza femminile, dell'avvenenza, della conturbanza. Il suo carro celeste è tirato da colombe, cigni e passeri. Secondo Pausania esisteva una Venere celeste che presiedeva all'amore puro, ed una Venere terrestre patrona dell'amore umano che procede alla generazione. Celebri le statue di Prassitele e di Fidia. A lei sono consacrati i cigni, le colombe, il delfino, la lepre, il passero, fra gli animali; il mirto ed il papavero fra le piante. Come dicevamo, esistono varie Veneri. Venere barbuta, vestita da donna e con faccia d'uomo, era venerata a Cipro, ma esisteva anche a Roma. Altra forma di Venere androgina era quella di un corpo maschile dalla cintola in su e femminile dalla cintola in giù. Esiste una Venere Callipiga, così detta per la bellezza delle sue natiche, una Venere armata venerata dai Lacedemoni, una Venere calva onorata a Roma, ed una Venere Vittrice, con veste lunga ed uno specchio in mano, raffigurata su alcune medaglie romane. Gli alchimisti chiamavano Venere il rame, monte di Venere è una parte anatomica del corpo femminile ma anche, in chiromanzia, uno dei rilievi della mano. In astronomia, Venere è il secondo pianeta del Sistema solare per distanza dal Sole. Ha un'orbita quasi circolare, una rivoluzione di poco più di 224 giorni, e caratteristiche simili alla Terra (raggio, densità, massa, velocità di fuga). Ha una leggera atmosfera, mentre è priva di satelliti; altissima la temperatura alla superficie ed anche la pressione. Questo pianeta si muove nello spazio con una caratteristica particolare: compare dopo il tramonto del Sole e lo precede al suo sorgere. Per tale motivo nell'antichità era ritenuto duplice: Espero e Lucifero. Fu Pitagora a riconoscerne l'identità dei due astri. Il simbolo di Venere è una croce sormontata dal cerchio i cui significati sono molteplici: il sole sulla linea delle acque, uno specchio con impugnatura, lo spirito che sovrasta la materia, ecc. Astrologicamente, Venere è il simbolo dell'amore che unisce agli altri, in ogni senso. Il venusiano è socievole, benevolo, comprensivo, espansivo, simpatico, compassionevole, affascinante. C'è anche un rovescio della medaglia: la paura della solitudine, l'incapacità di saper stare da solo; la disperata ricerca di una compagnia, porta alla superficialità affettiva, allo svago ad ogni costo. Deriva da ciò una vuota sensualità, dispersione in mille avventure, immaturità, menzogne, espedienti di ogni tipo. Non ha tendenza agli sforzi, poco costante, ha temperamento spesso artistico ed un grande senso estetico. Venere è fondamentalmente androgina, è la personificazione del Mare, la Madre del Dio d'Amore (Cupido), la generatrice di tutti gli Dei. La Terza umanità è sotto l'influenza diretta di Venere, il piccolo sole nel quale il globo solare immagazzina la sua luce. Venere, infatti, riceve dal Sole il doppio della luce e del calore ricevuto dalla Terra. Secondo l'occultismo, questo pianeta, precursore dell'alba e del crepuscolo, il più brillante di tutti i pianeti, concede alla Terra un terzo di quanto riceve dal Sole, lasciando a sè solo i due terzi. Il suo simbolo è il contrario di quello della Terra, ed è somigliante alla croce ansata di Iside, con il significato sessuale dell'energia partoriente; esso è anche un simbolo astronomico corrispondente al Tau portato fuori dal cerchio e ad esso sottoposto. Venere viene chiamato anche Shukra (Sol alter, l'altro Sole) per la sua brillantezza e, come Iside, viene talvolta simboleggiato con le corna di bue sulla testa, che sono simbolo della Natura mistica, il crescente di Luna. La Terra è figlia adottiva e sorella minore di Venere, che è la Stella del Mattino, corrispondente all'indù Ushanas. È la grande Vergine Madre, che nasce dall'onda del mare, dalla Matrice Universale, dal Grande Abisso, il Caos primordiale. Come tale, può essere considerata una variante di Gea, Gaia, la Terra. Poiché Kama è figlio di Lakshmi e corrisponde al greco Cupido, o Eros, Venere, che ne è la madre, corrisponde anche alla indù Lakshmi. Venere e Bacco, poi, sono considerati come i tipi posteriori di Aditi e Spirito, i genitori del Priapo celeste. Venere, come Astarte, Iside, Eva, e tante altre, rappresenta i poteri generatori della Natura e pertanto può essere simbolizzata dall'Arca contenente i germi di tutto ciò che vive. Nel Vangelo Gnostico, i sette grandi Dei sono suddivisi in due triadi: una superiore, l'altra inferiore. Gli Dei della triade superiore risiedono sulla Luna, in Giove ed in Saturno; quelli della triade inferiore risiedono in Marte, Mercurio e Venere. Per i cattolici romani, Mercurio, Venere e Giove sono i pianeti, o gli Dei, dei Diavoli. Per gli Gnostici, il potere di Sophia risiede nel pianeta Venere, o Lucifero. Questi è l'entità angelica che presiede alla luce della verità ed a quella del giorno. Venere, quindi, è lo Spirito Santo, lo Spirito di sapienza, d'amore e di verità. I Pitagorici consacrarono a Venere il numero Sei perchè la unione dei due sessi e la separazione della materia in triadi sono necessari per sviluppare la forza generativa. E nella dottrina sull'Armonia della Musica delle Sfere, individuarono la distanza fra il Sole e Venere equivalente ad un tono e mezzo. Venere è la Maddina Nag dei Caldei, ossia la loro Stella del Mattino.
YEHEEDAH
(Eb.) - Letteralmente significa "individualità"; esotericamente, l'individualità più elevata o Atma-Buddhi-Manas, quando sono uniti in uno. Questa dottrina è nel Libro Caldeo dei Numeri, che insegna una divisione settenaria di "principi" umani, così chiamati, come fa la Kabalah nello Zohar, secondo il Libro di Salomone (III,104a, tradotto nel libro di I.Myer: Qabbalah). Al tempo del concepimento, il Santo "invia un "d'yook-nah", il fantasma di un'immagine-ombra, simile alla faccia di un uomo. È disegnata e scolpita nella divina tzelem, cioè l'immagine ombra dell'Elohim. "Elohim creò l'uomo nella sua (loro) tzelem" o immagine, dice la Genesi (I,27). È la tzelem che attende il bambino e lo riceve al momento del suo concepimento, e questa tzelem è il nostro linga sharira. "Il Ruah forma con Nephesh l'attuale personalità dell'uomo", e anche la sua individualità, o, come espresso dai cabalisti, la combinazione dei due è chiamata, se egli (l'uomo) lo merita, Yeheedah. Questa combinazione è ciò che il Teosofo chiama il Manas duale, l'Ego Superiore e Inferiore, che unito ad Atma-Buddhi diventa uno. Poiché, come è spiegato nello Zohar (I,205b, 206a, edizione Brody): "Neshamah, l'anima (Buddhi), comprende tre gradi, ed ha quindi tre nomi, come il mistero di sopra: cioè Nephesh, Ruah, Neshamah", o il Manas Inferiore, l'Ego Superiore, e Buddhi, l'Anima Divina. "Va anche notato che il Neshamah ha tre divisioni" dice la Qabbalah di Myer, "la più elevata è l'Ye-hee-dah - o Atma-Buddhi-Manas, e questi ultimi ancora una volta come unità; il principio mediano è Hay-yah" - o Buddhi e il Manas duale; "e il terzo e ultimo, il Neshamah, propriamente parlando" - o Anima in generale. "Essi si manifestano in Màhshabah, pensiero, Tzelem, fantasma dell'immagine, Zurath, prototipi (forme mayaviche, o rupa), e il D'yooknah, ombre dell'immagine fantasma. Il D'mooth, apparenza o somiglianza (il corpo fisico), è una manifestazione inferiore" (p.392). Qui dunque, noi traiamo l'eco fiducioso della Scienza Esoterica nello Zohar e in altre opere Cabalistiche, una perfetta divisione settenaria esoterica. Ogni teosofo che ha studiato la dottrina tracciata prima nel Mondo Occulto e nel Buddhismo Esoterico di Mr.Sinnet, e successivamente nel Theosophist, in Lucifer, e in altri scritti, la riconoscerà nello Zohar. Paragonate ad esempio quanto è insegnato nelle opere teosofiche sugli stati pre e post-mortem dei principi umani, i tre superiori e i quattro inferiori, con il seguente brano dello Zohar: "Poiché questi tre sono un solo legame, come detto sopra, nel mistero di Nephesh, Ruah, Neshamah, essi sono uno solo, e legati in uno. Nephesh (Kama-Manas) non riceve luce dalla propria sostanza; e ciò perchè è associato al mistero del guff, il corpo, per procurare gioia e cibo e qualsiasi cosa di cui esso abbisogna ... Ruah (lo Spirito) è ciò che domina Nephesh (l'anima inferiore) e governa su di lei e la illumina (provvede) con qualsiasi cosa abbia bisogno (cioè con la luce della ragione), e il Nephesh è il trono (veicolo) di quel Ruah. Neshamah (Anima Divina) vive al di sopra di Ruah, e governa su Ruah, e risplende su di esso con quella Luce di Vita; e Ruah dipende da Neshamah (Anima Divina) e riceve luce da lei, che lo illumina ... Quando la Neshamah "superiore" ascende (dopo la morte del corpo) essa va ... all'Antico degli Antichi, il Celato di tutti i Celati, per ricevere l'Eternità. Il Ruah non va (ancora) al Gan Eden (Devachan) perchè è (mescolata a) Nephesh ... il Ruah sale all'Eden, ma non così in alto come l'anima, e Nephesh (il principio animale, l'anima inferiore) rimane nel sepolcro inferiore (o Kamaloka)". (Zohar, II, 142a, Ed. Cremona, II, foglio 63b, col. 252). È difficile non riconoscere in quanto detto sopra il nostro Atma (o la Neshamah "superiore"), Buddhi (Neshamah), Manas (Ruah), e Kama-Manas (Nephesh) o l'anima animale inferiore; il primo dei quali, dopo la morte dell'uomo, va a ricongiungersi al suo tutto integrale; il secondo e il terzo procedono verso il Devachan, e l'ultimo, o il Kamarupa, "rimane nel suo sepolcro", chiamato altrimenti Kamaloka o Ade.
LUCIA
(Rel.) - È la santa vergine e martire cui furono strappati gli occhi, motivo per cui è considerata la protettrice della vista. Ma il nome deriva certamente dal latino "lux", con evidente significato di "luminosa, splendente". Molto bella la dissertazione su questo nome fatta da Hargrave Jennings nella sua opera "I Rosacroce". Nel capitolo VIII, egli esamina l'origine del Fiordaliso, un famoso simbolo araldico francese, e lo collega con Luces, Lucies, Lucifera : tutti termini che, oltre a derivare dal latino "lux", sono fortemente correlati con la luminosità, anche sotto il profilo spirituale. Lux, Lucy, Lucia è la derivazione più semplice; ma "lilies" significa anche "scarabs", ed allora ecco un collegamento con un animale che era sacro per gli Egizi, lo scarabeo. Ed il fiordaliso ha anche qualche affinità con il Loto, la rosa d'acqua. E Lucis vale 666, il numero della Bestia dell'Apocalisse. Basta ! Si va troppo lontano.
LUCIFERIANI
(Occ.) - Una setta del IV secolo, che considerava l'anima un corpo carnale trasmesso dal padre al figlio. I loro argomenti erano basati su insegnamenti cabalistici ed occulti.
ZOHAR
(Cab.) - Sefer Zohar in ebraico significa "Il Libro dello Splendore" ed è la massima opera della mistica ebraica, il testo canonico della Qabbalah. È una specie di midrash omiletico al Pentateuco e ad altre parti della Bibbia, scritto in aramaico artificiale e comprende una collezione di 21 trattati e scritti vari. In particolare: Il Libro dell'Arcano (commento mistico ai primi capitoli della Genesi), La Grande Assemblea e la Piccola Assemblea (descrizione dell'estasi mistica di Shim'on ben Jochaj) I Segreti del Pentateuco (insieme di spiegazioni allegoriche ed enigmatiche del testo biblico), I segreti delle lettere (sul valore numerico e mistico del tetragramma divino), L'Omelia del segreto (commento mistico al Pentateuco nella forma letteraria del midrash, che Scholem considera il nucleo originario dello Zohar), Il fedele pastore (ampio commentario mistico ai precetti rituali del Pentateuco), Ordini dello Zohar (trattato sulla creazione del mondo). Il discorso si sviluppa senza un disegno organico, elaborando in forme molteplici e variamente intrecciate e ripetute, una sorta di teologia mistica dell'ebraismo, in cui confluisce la precedente riflessione cabalistica su Dio, i suoi nomi, la cosmologia, le lettere dell'alfabeto, l'antropologia, la angelologia, ecc. Detto anche "Sohar", è un compendio di Teosofia Cabalistica che divide con il Sepher Yetzirah la reputazione di essere il più antico trattato ancora esistente sulle dottrine religiose esoteriche degli Ebrei. La tradizione ne assegna la paternità al Rabbino Simeon ben Jochai, nell'Anno 80 d.C., ma la critica moderna è incline a credere che una porzione molto estesa del volume non sia anteriore al 1280, quando fu certamente edita e pubblicata dal Rabbino Moses de Leon, di Guadalaxara in Spagna. Il lettore dovrebbe consultare i riferimenti a questi due nomi. In Lucifer (vol.I,p.141) si trovano delle note su questo argomento: un'ulteriore discussione si può ottenere dalle opere di Zunz, Graetz, Jost, Steinschneider, Frankel e Ginsburg. L'opera di Franck (in francese) sulla Kabalah può essere assunta, con beneficio, come punto di riferimento. La verità sembra giacere a metà strada, ossia, mentre Moses de Leon fu il primo a organizzare il volume come un tutt'uno, tuttavia una più ampia parte di alcuni dei suoi trattati più importanti consiste di dogma ed illustrazioni tradizionali che sono venuti ad aggiungersi dal tempo di Simeon ben Jochai e del Secondo Tempio. Vi sono porzioni delle dottrine dello Zohar che portano il segno del pensiero e della civiltà dei Caldei, ai quali la razza Ebrea è stata esposta durante la cattività Babilonese. Tuttavia, d'altra parte, nel condannare la teoria che lo Zohar sia antico nella sua totalità, ci si accorge che vi sono menzionate le Crociate; che è fatta una citazione da un inno di Ibn Gebirol, del 1050; che dell'asserito autore Simeon ben Jochai, si parla come di uno più eminente di Mosè; che esso menziona i punti delle vocali che non vennero in uso fino a che il Rabbino Mocha (750 d.C.) lo introdusse per fissare la pronuncia delle parole, per aiutare i suoi allievi; e infine che esso menziona una cometa che, può essere provato dall'evidenza del contesto, è apparsa nel 1264. Non vi è una traduzione Inglese dello Zohar nella sua interezza, nemmeno in Latino. Le edizioni Ebraiche reperibili sono quelle di Mantova, 1558; di Cremona, 1560; e di Lublino, 1623. L'opera di Knorr von Rosenroth, chiamata Kabbala Denudata, include parecchi dei trattati dello Zohar, ma non tutti, sia in Ebraico che in Latino. Mc Gregor Mathers ha pubblicato una traduzione Inglese di tre di questi trattati, il Libro del Mistero Celato, la Santa Assemblea Maggiore e Minore, e la sua opera include un'introduzione originale sull'argomento. I trattati principali inclusi nello Zohar sono: "Il Midrash Nascosto", "I Misteri del Pentateuco", "I Palazzi e le Dimore del Paradiso e di Gaihinnom", "Il Pastore Fedele", "Il Segreto dei Segreti", "Discorso dei Vecchi in Mishpatin" (punizione di anime), "Lo Januka, o Discorso dell'Uomo Giovane", e "Il Tosephta e Mathanithan", che sono articoli addizionali sull'Emanazione e sul Sephirot, in aggiunta ai tre importanti trattati menzionati sopra. In questo deposito si può trovare l'origine di tutti i successivi sviluppi dell'insegnamento Cabalistico. Lo Zohar, nel suo insegnamento, raccoglie quasi tutti gli elementi dell'antica Kabbalah: la dottrina dei Sephirot, quelle della Creazione e della Merkavà, la descrizione dei palazzi celesti, l'interpretazione simbolica delle preghiere e delle cerimonie, la mistica dei numeri e delle lettere, l'interpretazione dei nomi di Dio, il significato mistico della storia biblica e di alcune delle sue principali figure, il significato centrale del Sabato, la struttura, il destino, l'ascesa dello spirito umano, l'esilio mistico della Shekhinah e la sua redenzione.
PLUTONE
(Mit.) - Divinità sia dei Greci che dei Romani, dai primi chiamato Ades, dagli altri Orcus e Dis, era fratello di Giove e di Nettuno, figlio di Crono, padre di tutte le ricchezze, signore del regno dei morti. Proserpina era la sua sposa. Re dell'Inferno, vive in un palazzo nascosto nell'ombra misteriosa ed eterna della notte oltre Oceano, fra cupi fiumi ed agghiaccianti paludi, al di là delle vaste porte che non è lecito varcare agli uomini se non dopo la morte. Insensibile alle preghiere umane, era il Dio più odiato, cui si sacrificavano animali neri. Rappresentato con un mazzo di chiavi in mano, viaggiava su un carro tirato da quattro cavalli; secondo Boccaccio, i cavalli erano tre, ed il carro aveva tre ruote. Talvolta lo si voleva cieco e zoppo, dispensatore di ricchezze a caso. Detto anche Aidone, Dio della Terra, gli veniva conferito l'attributo di "serpente". Gli si attribuiva la ricchezza, soprattutto quella dei metalli, perchè, come lui, si trovano sotto terra. Il pianeta Plutone è stato scoperto nel 1930, ma era stato già intuito da tempo, osservando le perturbazioni dell'orbita di Urano. Ha l'orbita più eccentrica ed inclinata rispetto alla eclittica e la percorre in 249 anni terrestri. La sua rotazione si compie in sei giorni terrestri e la sua massa è inferiore a quella della Terra. La sua superficie sarebbe coperta da ghiaccio il che rende visibile la luce riflessa del sole, ma cela il vero pianeta. E gli antichi chiamavano Plutone Ade, ossia invisibile ! Plutone è il signore del segno dello Scorpione che governa l'apparato genitale e quello escretore. La sua forza oscura è la stessa di quella degli organi riproduttivi. È un pianeta trans-saturnino e, come tale, si pone al di fuori dei sette temperamenti umani basati sul settenario tradizionale. È un pianeta lento ed intere generazioni, più che singoli individui, lo trovano nel loro tema natale. Le sue caratteristiche sono la ribellione, la sovversione, sia quella giusta che quella luciferina. È disordine in tutti i sensi cui si ricollegano tutte le malattie che sul disordine si fondano, quali il cancro. Ma esso è anche portatore di ricchezza, diffusore di veleno che può uccidere in forti dosi ma sanare in piccole. Plutone richiama il mistero della nascita e della morte, la trasmutazione alchemica e spirituale, il mistero della giustizia divina, la segretezza e l'iniziazione.
