La poesia di Alda Merini fra dolore e amore

La poesia di Alda Merini
Quella di Alda Merini (1931-2009) è stata una vita per lunghi tratti di grande sofferenza, basti pensare alle esperienze vissute durante la guerra e ai ricoveri in manicomio; ma la sua vena poetica, autentica e prorompente, le ha consentito di essere una testimone delle sue esperienze ma anche una poetessa del senza tempo. Oggi più che mai è necessario superare gli aspetti agiografici e soffermarsi sulla sua figura scomoda, sul suo grande coraggio e sulla straordinaria ironia.
Dalla “Presenza di Orfeo” alla raccolta “L’altra verità. Diario di una diversa”, pubblicato nel 1986, per arrivare a quelle successive al 2000, talora intrise di misticismo, le opere di Alda Merini si segnalano per chiarezza e intensità poetica.
Il 21 marzo scorso avrebbe compiuto 90 anni e il “Corriere della Sera” ha deciso di far uscire il 30 marzo nella collana “Grandi donne della storia” la sua biografia, scritta dalla scrittrice e poetessa Maria Grazia Calandrone. Da segnalare anche l’uscita presso Manni Editore del testo “Alda Merini, mia madre”, opera della figlia Emanuela Carniti, che ricostruisce la figura della madre e la racconta nella dimensione più quotidiana e domestica.
Ricordiamo di seguito i versi della sua poesia “Un’armonia mi suona nelle vene”:
“Un’armonia mi suona nelle vene,
allora simile a Dafne
mi trasmuto in un albero alto,
Apollo, perché tu non mi fermi.
Ma sono una Dafne
accecata dal fumo della follia,
non ho foglie né fiori;
eppure mentre mi trasmigro
nasce profonda la luce
e nella solitudine arborea
volgo una triade di Dei” (da “La Terra Santa” 1996).
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