Vera Rubin e la materia oscura
Nell’estate del 2025 sono state pubblicate le prime foto del nuovissimo telescopio Rubin, costruito lungo il corso di 15 anni in Cile con lo scopo di investigare ancor più i misteri dell’universo.
Questo telescopio porta il nome di Vera Rubin, scienziata e astronoma americana, che negli Anni Settanta del Novecento scoprì che le stelle periferiche, data la massa delle galassie attorno cui ruotano, si muovono molto più velocemente di quanto dovrebbero. Capire il perché è una delle maggiori questioni aperte della fisica contemporanea. La scoperta di Rubin sembra indicare che oltre alla materia visibile vi sia cinque volte altrettanta materia, che però non è individuabile direttamente, ma solo attraverso la luce per effetto della curvatura che produce nel campo gravitazionale.
La realtà di questa materia oscura ha portato all’ipotesi di un collegamento con i buchi neri formatisi nell’universo primordiale.
La scienza cerca di scoprire i misteri di un universo restio a svelare tout court i propri segreti, forse perché l’intreccio fra materia e leggi universali suggerisce l’esistenza di una realtà spirituale, senza la quale l’interpretazione del Cosmo resterà sempre parziale.
(L'immagine combina 678 scatti distinti realizzati dal Vera C. Rubin Observatory in poco più di sette ore di osservazione. Unendo così tante immagini, emergono in modo chiaro dettagli altrimenti deboli o invisibili. Crediti: Nsf-Doe Vera C. Rubin Observatory)
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(L'immagine combina 678 scatti distinti realizzati dal Vera C. Rubin Observatory in poco più di sette ore di osservazione. Unendo così tante immagini, emergono in modo chiaro dettagli altrimenti deboli o invisibili. Crediti: Nsf-Doe Vera C. Rubin Observatory)
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