Rivista Italiana di Teosofia (marzo-aprile 2026)
È uscito il numero di marzo-aprile 2026 della Rivista Italiana di Teosofia.
Nell’editoriale la direttrice responsabile, Patrizia Moschin Calvi, analizza il concetto di sacrificio (sacrum facere) come fondamento universale della creazione e dell'evoluzione spirituale. Secondo l'autrice, ogni grande fede concorda sul fatto che l'universo nasca da un atto divino di autolimitazione e amore. Nel contesto del libro “Cristianesimo esoterico” di Annie Besant viene descritta l'incarnazione di un Maestro supremo che utilizza il corpo di Gesù come "tabernacolo terrestre" per manifestare la dimensione cristica. Questa legge del sacrificio non è vista come una privazione, ma come la fonte stessa dell'energia spirituale che eleva gli esseri verso l'Assoluto. In definitiva, il sacrificio è l'atto sacro che permette all'umanità di condividere la beatitudine divina, rendendo possibile ogni forma di rinascita spirituale.
La Rivista contiene, fra gli altri, gli articoli “Saggi dall’Oriente: il mito della Gerarchia degli Adepti”, di Stephan A. Hoeller, e “Un Inno al Signore Buddha” di Jiddu Krishnamurti.
Nel primo l’autore affronta innanzitutto il tema delle leggende di varia fonte che riguardano i Maestri (o Grande Fratellanza Bianca) e narrano di esseri dai poteri eccezionali e coscienza elevata che guidano segretamente il destino spirituale dell'umanità.
Diffuse in Oriente e Occidente, queste leggende hanno radici in varie tradizioni, tra cui quelle islamiche, rosacrociane e massoniche, trovando massima espressione nel XIX secolo con Helena Petrovna Blavatsky e la Società Teosofica. Alcuni ricercatori, come K.P. Johnson, hanno ipotizzato che i celebri Maestri Morya e Koot Hoomi fossero anche figure storiche reali (leader Sikh e indiani) "travestite" da personaggi mitici. Esiste un forte parallelo tra questi e i "Maestri viventi" della tradizione indiana Sant, esseri incarnati che manifestano il sacro. Oltre alla dimensione fisica, il mito si intreccia con lo spiritismo e la canalizzazione di entità disincarnate, come avvenuto per la Chiesa Gnostica di Doinel o il "Filemone" di Jung. In definitiva, la realtà dei Maestri potrebbe risiedere non in luoghi remoti, ma nei recessi della psiche umana o in incontri quotidiani con individui illuminati capaci di "aprire porte interiori".
Nel secondo articolo Jiddu Krishnamurti descrive l’esperienza mistica di un cercatore che, immerso in una profonda meditazione tra le montagne, vive una visione del Maestro dei Maestri. L'incontro avviene in uno
stato di totale distacco dal corpo e dal mondo effimero, portando il protagonista a percepire un'unione estatica con l'essere divino. Attraverso questa visione, egli comprende l'infinita semplicità della Verità e riconosce nel Maestro la Legge, il Rifugio e l'Amato, superando millenni di ricerche e sofferenze attraverso innumerevoli vite. Il protagonista vive una trasformazione radicale: la sua anima si espande fino a farsi immensa e il suo amore per il Maestro si riflette in un amore incondizionato per ogni cosa esistente. In questo stato di grazia, egli dichiara l'inutilità dei riti, delle cerimonie e delle complicazioni religiose, identificando il Maestro come il fine ultimo di ogni cercare. La visione si conclude con una missione solenne: il protagonista decide di discendere nella "valle del dolore" e della morte per portare l'illuminazione
all'umanità stremata. Egli si fa messaggero della Verità, con l'obiettivo di purificare il mondo e offrire il calice della conoscenza a ogni uomo, affinché tutti possano trovare la felicità eterna.
Ricordiamo che questi articoli sono disponibili nella sezione "Spunti di riflessione" del sito (https://www.teosofica.org/it/materiale-di-studio/spunti-di-riflessione/,6)
La parte finale della Rivista è, come di consueto, ricca di testimonianze, informazioni, recensioni.
Link alla Rivista: https://www.teosofica.org/it/materiale-di-studio/rivista-italiana-di-teosofia/,446
Per abbonarsi: https://www.eti-edizioni.it/collane-libri-e-dvd/770-rivista-italiana-di-teosofia.html
Nell’editoriale la direttrice responsabile, Patrizia Moschin Calvi, analizza il concetto di sacrificio (sacrum facere) come fondamento universale della creazione e dell'evoluzione spirituale. Secondo l'autrice, ogni grande fede concorda sul fatto che l'universo nasca da un atto divino di autolimitazione e amore. Nel contesto del libro “Cristianesimo esoterico” di Annie Besant viene descritta l'incarnazione di un Maestro supremo che utilizza il corpo di Gesù come "tabernacolo terrestre" per manifestare la dimensione cristica. Questa legge del sacrificio non è vista come una privazione, ma come la fonte stessa dell'energia spirituale che eleva gli esseri verso l'Assoluto. In definitiva, il sacrificio è l'atto sacro che permette all'umanità di condividere la beatitudine divina, rendendo possibile ogni forma di rinascita spirituale.
La Rivista contiene, fra gli altri, gli articoli “Saggi dall’Oriente: il mito della Gerarchia degli Adepti”, di Stephan A. Hoeller, e “Un Inno al Signore Buddha” di Jiddu Krishnamurti.
Nel primo l’autore affronta innanzitutto il tema delle leggende di varia fonte che riguardano i Maestri (o Grande Fratellanza Bianca) e narrano di esseri dai poteri eccezionali e coscienza elevata che guidano segretamente il destino spirituale dell'umanità.
Diffuse in Oriente e Occidente, queste leggende hanno radici in varie tradizioni, tra cui quelle islamiche, rosacrociane e massoniche, trovando massima espressione nel XIX secolo con Helena Petrovna Blavatsky e la Società Teosofica. Alcuni ricercatori, come K.P. Johnson, hanno ipotizzato che i celebri Maestri Morya e Koot Hoomi fossero anche figure storiche reali (leader Sikh e indiani) "travestite" da personaggi mitici. Esiste un forte parallelo tra questi e i "Maestri viventi" della tradizione indiana Sant, esseri incarnati che manifestano il sacro. Oltre alla dimensione fisica, il mito si intreccia con lo spiritismo e la canalizzazione di entità disincarnate, come avvenuto per la Chiesa Gnostica di Doinel o il "Filemone" di Jung. In definitiva, la realtà dei Maestri potrebbe risiedere non in luoghi remoti, ma nei recessi della psiche umana o in incontri quotidiani con individui illuminati capaci di "aprire porte interiori".
Nel secondo articolo Jiddu Krishnamurti descrive l’esperienza mistica di un cercatore che, immerso in una profonda meditazione tra le montagne, vive una visione del Maestro dei Maestri. L'incontro avviene in uno
stato di totale distacco dal corpo e dal mondo effimero, portando il protagonista a percepire un'unione estatica con l'essere divino. Attraverso questa visione, egli comprende l'infinita semplicità della Verità e riconosce nel Maestro la Legge, il Rifugio e l'Amato, superando millenni di ricerche e sofferenze attraverso innumerevoli vite. Il protagonista vive una trasformazione radicale: la sua anima si espande fino a farsi immensa e il suo amore per il Maestro si riflette in un amore incondizionato per ogni cosa esistente. In questo stato di grazia, egli dichiara l'inutilità dei riti, delle cerimonie e delle complicazioni religiose, identificando il Maestro come il fine ultimo di ogni cercare. La visione si conclude con una missione solenne: il protagonista decide di discendere nella "valle del dolore" e della morte per portare l'illuminazione
all'umanità stremata. Egli si fa messaggero della Verità, con l'obiettivo di purificare il mondo e offrire il calice della conoscenza a ogni uomo, affinché tutti possano trovare la felicità eterna.
Ricordiamo che questi articoli sono disponibili nella sezione "Spunti di riflessione" del sito (https://www.teosofica.org/it/materiale-di-studio/spunti-di-riflessione/,6)
La parte finale della Rivista è, come di consueto, ricca di testimonianze, informazioni, recensioni.
Link alla Rivista: https://www.teosofica.org/it/materiale-di-studio/rivista-italiana-di-teosofia/,446
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