Quello che possiamo sapere

Quello che possiamo sapere
Questo il titolo dell’ultima opera del romanziere inglese Ian McEwan, pubblicato da Einaudi. L’autore accompagna il lettore in un viaggio nel tempo, portandolo nel 2119 per fargli constatare le conseguenze, sul piano tecnologico (con i suoi mostri) e a livello climatico (con i suoi choc), derivanti dalle scelte sbagliate e dall’indifferenza nei confronti dell’umanità e dell’umano sentire.
In una interessante intervista, rilasciata a Walter Veltroni e pubblicata nell’inserto La Lettura del Corriere della Sera, Mc Ewan osserva: ‘Le grandi conquiste della scienza e della tecnologia stanno diventando sempre più complesse e, soprattutto, il loro destino si è intrecciato con le forme estreme del capitalismo. La nostra preoccupazione, oggi, è che comincino a fuoriuscire dal controllo democratico… è la storia di Frankenstein… Con quel romanzo per la prima volta, in letteratura, emerge l’idea che sia possibile fabbricare un mostro. Salvo poi rendersi conto che quella creatura può sfuggire di mano, con esiti incalcolabili. Mary Shelley lo aveva previsto nel XIX secolo e forse anche noi avremmo potuto immaginarlo, osservando senza distrazioni o sottovalutazioni l’evoluzione delle tecnologie e il loro crescente rapporto con il profitto.

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