Per una pace oltre l’illusorietà della mente separativa

pace oltre l’illusorietà
Il tema della pace, in un momento in cui guerre e conflitti dominano la cronaca, merita la massima attenzione; ma per comprenderlo occorre fare preciso riferimento alle modalità di funzionamento della mente concreta (il “manas” inferiore della letteratura teosofica).
La mente focalizza le immagini, con il loro contorno di emozioni, attraverso un processo associativo: vedo un oggetto, lo considero e lo valuto e da qui – attraverso il desiderio - parte un processo di associazione che si muove nella dimensione spazio-temporale attraverso una logica dominata dall’obiettivo e che mira, in ultima analisi, al “possesso” di ciò che ha innescato il processo cognitivo.
Questo sviluppo ha a che fare con gli oggetti e gli aspetti materiali, ma anche con l’accumulazione della conoscenza e pure con gli obiettivi “spirituali”.
Mi accorgo che il mio essere non è in pace e metto in atto una pratica, un movimento che me la fa raggiungere. Considero dunque l’azione non nel “qui ed ora”, ma nella sua successione dinamica, attraverso una valutazione che deriva non dall’atto di percepire, ma dall’esperienza - in molti casi così come ci viene proposta, descritta e interpretata da soggetti terzi che rappresentano a vario titolo “un’autorità”, culturale o spirituale che sia.
In questo movimento della mente inferiore la ricerca della pace, delle sue definizioni e pratiche, ci allontana in realtà dal nocciolo della questione, che consiste nel superamento del dualismo divergente fra osservatore e cosa osservata.
La pace dunque ha poco a che fare con le visioni manichee e dualistiche del mondo e anche con quelle che si basano su una autorità esterna. Nella separatività connessa a una visione del mondo in movimento verso un qualche obiettivo sta l’illusione discriminante che alimenta un mondo fatuo, fatto di schemi, di dottrine, di pratiche caricate di significati esterni. È questa la mente in atto, nella sua accezione di “distruttrice del reale”.
Per uscire da questo labirinto Jiddu Krishnamurti ci ricorda: “Dunque dobbiamo partire da ciò che ci sta vicino, ossia dobbiamo occuparci della nostra vita quotidiana, dei nostri pensieri, sentimenti e azioni di tutti giorni…”. Il tutto per “cercare qualcosa al di là delle invenzioni e dei trucchi della mente… Ma ciò è possibile solo se lasciate la pozza che vi siete scavati e vi gettate nel fiume della vita. Allora la vita vi stupirà prendendosi cura di voi, poiché voi non ve ne prenderete più cura. La vita vi porterà dove vorrà perché ne siete parte”.