Per un equinozio di riflessione: la primavera dell’anima

equinozio di riflessione
L’esperienza, se è inserita in un tempo lineare, finisce per essere qualcosa a sé; se invece è in uno ciclico, rappresenta sì un unicum, tuttavia collegato a un fluire che offre la possibilità di cambiamento, come a dire che davanti allo stesso problema può esserci nel tempo un atteggiamento diverso e più consapevole. La natura e le sue leggi sono ricche di indicazioni a riguardo. E il ciclo delle stagioni è lì a indicarci qualcosa di molto profondo, quasi che ci sia in tutte le cose un ritmo armonico che prevede momenti diversi, applicabili – in senso lato - a tutti gli aspetti della vita: quello del fiorire e del rinnovarsi, quello della maturità e della massima espressione, quello del rallentamento e dell’acquisizione di ritmi adatti all’osservazione; quello della sosta e del respiro minimo, in attesa di un nuovo sbocciare dirompente della vita.
E senza dimenticare le parole del grande poeta José Saramago: “Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si era visto di notte.”
L’essere umano appare dunque inserito in un contesto che privilegia i ritmi e la ciclicità: il succedersi del giorno e della notte, il processo del respiro, la continuità generazionale ma anche il muoversi ordinato degli astri all’interno di leggi universali testimoniano tutto ciò. In questo intreccio anche la reincarnazione e il karma si aprono a livelli meno meccanici di comprensione. La prima può essere collegata anche agli stati di coscienza, il secondo a una risonanza che tutto include e tutto abbraccia in una dimensione evolutiva.
La comprensione della ciclicità – che implica un convinto “sì” alla vita e alle sue manifestazioni - può essere la chiave di volta per appropriarci del valore del momento presente e dar vita a un processo di rinnovamento.
È una sorta di “primavera dell’anima” che porta a una vita autenticamente religiosa, in cui il momento si libera del passato e del futuro, senza processi di accumulazione: una porta verso l’infinito.