Pagine dalla letteratura teosofica
"Dei in esilio” di JJ van der Leeuw, (Edizioni Teosofiche Italiane, Vicenza, 2005). Pubblicato sulla Rivista Italiana di Teosofia di settembre-ottobre 2023.
La necessità di mutare atteggiamento
Così dunque la nostra coscienza di essere due, un Io superiore nell’intimo e un Io inferiore all’esterno, è basata sull’ignoranza. Noi non siamo due ma uno. Siamo l’Io divino e niente altro. Il suo mondo è il nostro mondo, la sua vita è la nostra vita. La verità del fatto è questa, che quando noi sprofondiamo la nostra coscienza divina nei corpi attraverso i quali dobbiamo acquistare una determinata esperienza, ci identifichiamo con questi corpi e dimentichiamo quello che siamo veramente.
Allora la coscienza imprigionata, fatta schiava dei tre corpi, segue i loro desideri ed ecco quello che noi chiamiamo l’Io inferiore, la personalità. La voce intima, la nostra vera voce, la sentiamo come il richiamo dell’Io superiore e fra l’Ego e la personalità ha luogo la nostra lotta dolorosa, la nostra vera crocifissione.
Eppure, gran parte di questa sofferenza è dovuta alla nostra ignoranza e cessa quando ci rendiamo conto della nostra vera natura, che significa però un completo mutare di atteggiamento.
Per cominciare, il nostro concetto della dualità della nostra natura è falso. Noi parliamo sempre dell’anima, dello spirito, dell’Io superiore, dell’Ego (o qualunque altro nome diamo alla nostra natura superiore) come di qualche cosa o di qualcuno che sia al piano di sopra mentre noi, la natura inferiore, la personalità, abitiamo più in basso. E allora consideriamo i nostri sforzi per raggiungere quello che sta in alto come un tentativo di conquistare qualche cosa di essenzialmente estraneo a noi stessi e perciò arduo ad ottenersi. Così parliamo spesso del “tremendo sforzo” richiesto per raggiungere l’Io superiore; altre volte parliamo dell’ispira zione o della conoscenza, della forza spirituale o dell’amore, come di doni che scendano a noi da questo Io più alto. In tutti questi casi commettiamo l’errore fondamentale di identificarci con ciò che non siamo e affrontiamo tutto il problema in questo atteggiamento.
La prima condizione di successo spirituale è l’assoluta certezza che noi siamo lo spirito e l’Io superiore; la seconda condizione, non meno importante ed essenziale della prima, è la fiducia nei nostri poteri come Ego e il coraggio di usarne liberamente. Invece di considerare naturale e normale il nostro stato abituale di coscienza e guardare l’Ego dal basso come un essere eccelso che si debba raggiungere con uno sforzo continuo e tremendo, dobbiamo cominciare dal considerare il nostro stato abituale di coscienza come anormale e innaturale e la vita dello spirito come la nostra vera vita, dalla quale con un continuo sforzo ci teniamo divisi e lontani.
Link al libro: https://www.eti-edizioni.it/devozione/473-dei-in-esilio.html
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La necessità di mutare atteggiamento
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Allora la coscienza imprigionata, fatta schiava dei tre corpi, segue i loro desideri ed ecco quello che noi chiamiamo l’Io inferiore, la personalità. La voce intima, la nostra vera voce, la sentiamo come il richiamo dell’Io superiore e fra l’Ego e la personalità ha luogo la nostra lotta dolorosa, la nostra vera crocifissione.
Eppure, gran parte di questa sofferenza è dovuta alla nostra ignoranza e cessa quando ci rendiamo conto della nostra vera natura, che significa però un completo mutare di atteggiamento.
Per cominciare, il nostro concetto della dualità della nostra natura è falso. Noi parliamo sempre dell’anima, dello spirito, dell’Io superiore, dell’Ego (o qualunque altro nome diamo alla nostra natura superiore) come di qualche cosa o di qualcuno che sia al piano di sopra mentre noi, la natura inferiore, la personalità, abitiamo più in basso. E allora consideriamo i nostri sforzi per raggiungere quello che sta in alto come un tentativo di conquistare qualche cosa di essenzialmente estraneo a noi stessi e perciò arduo ad ottenersi. Così parliamo spesso del “tremendo sforzo” richiesto per raggiungere l’Io superiore; altre volte parliamo dell’ispira zione o della conoscenza, della forza spirituale o dell’amore, come di doni che scendano a noi da questo Io più alto. In tutti questi casi commettiamo l’errore fondamentale di identificarci con ciò che non siamo e affrontiamo tutto il problema in questo atteggiamento.
La prima condizione di successo spirituale è l’assoluta certezza che noi siamo lo spirito e l’Io superiore; la seconda condizione, non meno importante ed essenziale della prima, è la fiducia nei nostri poteri come Ego e il coraggio di usarne liberamente. Invece di considerare naturale e normale il nostro stato abituale di coscienza e guardare l’Ego dal basso come un essere eccelso che si debba raggiungere con uno sforzo continuo e tremendo, dobbiamo cominciare dal considerare il nostro stato abituale di coscienza come anormale e innaturale e la vita dello spirito come la nostra vera vita, dalla quale con un continuo sforzo ci teniamo divisi e lontani.
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