Ottavo Centenario di San Francesco
Il 2026 segna l'ottavo centenario del “transito” (la morte) di San Francesco d'Assisi, avvenuto il 3 ottobre 1226 alla Porziuncola. Per questo anniversario (1226–2026), è in corso l'Anno Giubilare Francescano (10 gennaio 2026 – 10 gennaio 2027), con eventi religiosi, mostre d'arte e celebrazioni in tutta Italia.
Ma l’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco porta soprattutto a riflettere sul significato della sua vita e del suo messaggio, legato a una spiritualità autentica, fatta di pace, di armonia, di povertà e di fratellanza.
La sua figura può davvero essere ancor oggi fonte di ispirazione e marca una rottura storica e filosofica con la “politica” religiosa fatta di ricchezza, potere e conflitti separativi.
Emblematiche furono le scelte esistenziali di Francesco d’Assisi, così come le vicende della sua vita e anche il momento del suo passaggio oltre il velo della materia. Le fonti francescane (508-14) narrano che la sua morte non fu un addio malinconico ma un inno alla vita. Vent’anni dopo la sua conversione, il santo sentì l’ora della sua dipartita avvicinarsi. Lungi dall’essere turbato, chiese ai suoi frati più cari di cantare le lodi al Signore, intonando egli stesso un salmo di Davide. Conscio della fine imminente, ma soprattutto dell’inizio di una nuova vita, perdonò e benedisse tutti i suoi figli spirituali, presenti e assenti. Volle poi ascoltare il Vangelo di Giovanni, il brano che parla del passaggio di Gesù al Padre, e, in un gesto di profonda umiltà, chiese di essere rivestito con un cilicio e cosparso di cenere.
L’universalità di Francesco va ben oltre gli elementi identificativi storico-religiosi. Lo si può ben comprendere visitando a Santa Maria degli Angeli la Porziuncola, la piccola chiesa che conserva forza e identità francescane e che appare del tutto staccata dall’incoerente Basilica trionfante che la contiene.
Come a dire che la consapevolezza non è figlia del potere e del danaro.
(Nell'immagine: "San Francesco in estasi", affresco della Basilica superiore di Assisi, da Wikimedia Commons)
Ma l’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco porta soprattutto a riflettere sul significato della sua vita e del suo messaggio, legato a una spiritualità autentica, fatta di pace, di armonia, di povertà e di fratellanza.
La sua figura può davvero essere ancor oggi fonte di ispirazione e marca una rottura storica e filosofica con la “politica” religiosa fatta di ricchezza, potere e conflitti separativi.
Emblematiche furono le scelte esistenziali di Francesco d’Assisi, così come le vicende della sua vita e anche il momento del suo passaggio oltre il velo della materia. Le fonti francescane (508-14) narrano che la sua morte non fu un addio malinconico ma un inno alla vita. Vent’anni dopo la sua conversione, il santo sentì l’ora della sua dipartita avvicinarsi. Lungi dall’essere turbato, chiese ai suoi frati più cari di cantare le lodi al Signore, intonando egli stesso un salmo di Davide. Conscio della fine imminente, ma soprattutto dell’inizio di una nuova vita, perdonò e benedisse tutti i suoi figli spirituali, presenti e assenti. Volle poi ascoltare il Vangelo di Giovanni, il brano che parla del passaggio di Gesù al Padre, e, in un gesto di profonda umiltà, chiese di essere rivestito con un cilicio e cosparso di cenere.
L’universalità di Francesco va ben oltre gli elementi identificativi storico-religiosi. Lo si può ben comprendere visitando a Santa Maria degli Angeli la Porziuncola, la piccola chiesa che conserva forza e identità francescane e che appare del tutto staccata dall’incoerente Basilica trionfante che la contiene.
Come a dire che la consapevolezza non è figlia del potere e del danaro.
(Nell'immagine: "San Francesco in estasi", affresco della Basilica superiore di Assisi, da Wikimedia Commons)

