“Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” - una mostra a Venezia fino al 29 settembre
La mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”, ospitata nelle sale dell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale a Venezia fino al 29 settembre 2026, prende avvio dal tema del sacro nel mondo etrusco per analizzare le molteplici declinazioni e manifestazioni del culto legate alle acque.
L’evento, organizzato dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, è curato da Chiara Squarcina e da Margherita Tirelli, in collaborazione la Fondazione Luigi Rovati
Mari, fiumi, laghi e sorgenti diventano i luoghi di costruzione prediletti per il culto delle acque. Il percorso dedicato agli Etruschi si articola a partire dai santuari dei porti tirrenici di Vulci e Pyrgi, proseguendo con quelli delle acque sananti di Chiusi, Chianciano e San Casciano dei Bagni e il piccolo ma monumentale santuario di Marzabotto, costruito nel cuore dell’Etruria padana in corrispondenza di una sorgente. Questa sezione si conclude con i reperti provenienti da Adria e Spina, i più importanti porti nord-adriatici, dove la presenza di luoghi di culto non è attestata da strutture monumentali ma unicamente da reperti epigrafici ed archeologici.
La mostra prosegue poi nel territorio dei Veneti antichi, con San Pietro in Montagnon, l’attuale Montegrotto, strettamente connesso alla potenza curativa delle acque termali; il santuario dolomitico di Lagole di Calalzo, legato alla presenza di polle d’acqua ritenute terapeutiche; e quello di Este che, ubicato lungo un ramo dell’Adige, era dedicato a Reitia, la dea del fiume.
Tappa conclusiva è il santuario lagunare di Altino, porto rivolto verso le rotte adriatiche e mediterranee che fungeva da avamposto marittimo internazionale per i Veneti, che diede vita a peculiari rituali grazie all’integrazione degli stranieri.
In chiusura si trova l’inedita installazione “We are bodies of water”, realizzata da Fondazione Bonotto con la collaborazione scientifica del Museo di Storia Naturale di Venezia Giancarlo Ligabue, dedicata al fragile ecosistema lagunare veneziano, ponte tra passato e presente.
L’evento, organizzato dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, è curato da Chiara Squarcina e da Margherita Tirelli, in collaborazione la Fondazione Luigi Rovati
Mari, fiumi, laghi e sorgenti diventano i luoghi di costruzione prediletti per il culto delle acque. Il percorso dedicato agli Etruschi si articola a partire dai santuari dei porti tirrenici di Vulci e Pyrgi, proseguendo con quelli delle acque sananti di Chiusi, Chianciano e San Casciano dei Bagni e il piccolo ma monumentale santuario di Marzabotto, costruito nel cuore dell’Etruria padana in corrispondenza di una sorgente. Questa sezione si conclude con i reperti provenienti da Adria e Spina, i più importanti porti nord-adriatici, dove la presenza di luoghi di culto non è attestata da strutture monumentali ma unicamente da reperti epigrafici ed archeologici.
La mostra prosegue poi nel territorio dei Veneti antichi, con San Pietro in Montagnon, l’attuale Montegrotto, strettamente connesso alla potenza curativa delle acque termali; il santuario dolomitico di Lagole di Calalzo, legato alla presenza di polle d’acqua ritenute terapeutiche; e quello di Este che, ubicato lungo un ramo dell’Adige, era dedicato a Reitia, la dea del fiume.
Tappa conclusiva è il santuario lagunare di Altino, porto rivolto verso le rotte adriatiche e mediterranee che fungeva da avamposto marittimo internazionale per i Veneti, che diede vita a peculiari rituali grazie all’integrazione degli stranieri.
In chiusura si trova l’inedita installazione “We are bodies of water”, realizzata da Fondazione Bonotto con la collaborazione scientifica del Museo di Storia Naturale di Venezia Giancarlo Ligabue, dedicata al fragile ecosistema lagunare veneziano, ponte tra passato e presente.

