28 luglio 2015

Vivi o morti – Morte cerebrale e trapianto di organi: certezze vere e false, dubbi e interrogativi

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È questo il titolo del nuovo libro di Roberto Fantini, che porta un importante contributo all’approfondimento di un tema delicato, di fatto poco affrontato e che ciascuno dovrebbe invece declinare nei suoi vari aspetti di natura scientifica, giuridica, filosofica e persino teologica, al fine di mettere a fuoco sicuri elementi di giudizio.
Il libro è anche una grande operazione di “ascolto” delle voci di scienziati, filosofi e scrittori che ritengono che sul tema in questione ci sia ancora molto da approfondire e disvelare e che sia di conseguenza doveroso infrangere la cappa mediatica che impedisce la benché minima circolazione di opinioni eterodosse.
Un testo dunque prezioso e che sfata molti luoghi comuni sulla morte cerebrale, mostrando inoltre che anche quello dei trapianti, in ultima analisi, è un vero e proprio mercato, con aspetti persino inquietanti (si pensi al commercio degli organi dai Paesi più poveri).
Roberto Fantini, docente di Storia e Filosofia e attivista di Amnesty International nel cui ambito si occupa di diritti umani sia come formatore sia come curatore di testi didattici, è socio della S.T.I. ed autore di libri interessanti, fra i quali segnaliamo La morte spiegata ai miei figli.
“Vivi o morti” è pubblicato da Edizioni Efesto di Roma (www.libreriaefesto.com).
Nelle pagine finali del libro di Fantini troviamo una frase emblematica: “Il voler salvare gli organi ad ogni costo elimina la volontà di salvare il paziente ad ogni costo e così il concetto basilare della professione medica ‘primum non nocere’ viene tristemente abbandonato. È tempo di restituire ai medici il diritto-dovere di curare secondo scienza e coscienza senza limiti imposti dallo Stato e dalle centrali del potere sanitario che hanno imposto la finzione della morte cerebrale. È tempo di rivedere drasticamente la legislazione in merito e di dare voce ad un paziente che non può parlare, ma lancia il messaggio: ‘Perché non provate a curarmi? ’
Qualcuno dovrà pure ascoltarlo”.