26 febbraio 2018

Testi per l’intuizione [XXIX]

taccuino
Ci sono brani di poesie, di libri, di memoriali, atti a suscitare l’intuizione del lettore. Il loro significato va oltre le parole e le immagini evocate. È così per questo frammento tratto da pagg. 16-17 de “Taccuino” di J. Krishnamurti (Astrolabio, Ubaldini Editore Roma, 2007): “L’amore non è attaccamento. L’amore non genera dolore. L’amore non ha in sé disperazione o speranza. L’amore non può essere reso rispettabile, parte del sistema sociale. Quando non c’è l’amore, tutto diventa uno sforzo penoso. Possedere ed essere posseduti è considerato una forma di amore. Questo bisogno di possedere, una persona o un bene immobile, non è dovuto semplicemente alle richieste della società e alle circostanze, ma ha una sorgente ben più profonda. Viene dalle profondità della solitudine. Ognuno cerca di colmare questa solitudine in modi diversi: bere, religione costituita, fede, una qualche forma di attività e così via. Tutte queste sono fughe, ma la solitudine rimane. Affidarsi a una qualche organizzazione, a una qualche fede o a una qualche azione è farsi possedere da esse, nella forma negativa; e in quella positiva è possedere. Possessività negativa e positiva sono il ‘fare del bene’, il ‘cambiare il mondo’ e il cosiddetto amore. Il controllare un altro, plasmare un altro in nome dell’amore risponde all’esigenza di possedere; l’esigenza di trovare sicurezza, salvezza e conforto in un altro. L’oblio di sé in un altro, in una attività, porta all’attaccamento. Da questo attaccamento nascono dolore e disperazione e quindi c’è la reazione, il rifiuto. E da questa contraddizione di attaccamento e rifiuto nascono conflitto e frustrazione. Non c’è fuga possibile dalla solitudine: essa è una realtà e fuggire la realtà genera confusione e dolore. Ma non possedere nulla è una condizione straordinaria, non possedere nemmeno una idea, non curarsi di una sola persona o di una sola cosa. Quando l’idea, il pensiero mette radici, esso è già divenuto un possesso e allora comincia la guerra per liberarsi. E questa libertà non è affatto libertà: è soltanto una reazione. Le reazioni mettono radici e la nostra vita è il terreno in cui le radici sono cresciute. Tagliare tutte le radici, una per una, è un’assurdità psicologica. Non si può fare. Bisogna soltanto vedere la realtà, la solitudine, e allora ogni altra cosa svanirà”.
(In alto: foto scattata nel 1932 a Bristol, in Pennsylvania)

Articolo tratto dal numero di gennaio 2018 della Rivista Italiana di Teosofia.
http://www.eti-edizioni.it/orizzonti/taccuino-un-diario-spirituale,2,495