Posizione:
L'editoriale
Verso la serendipità
Questo numero della Rivista Italiana di Teosofia esce a conclusione del decimo Congresso Mondiale della Società Teosofica, che si è svolto a Roma dal 10 al 15 luglio scorso, con la partecipazione di oltre 500 teosofi provenienti da 34 Paesi diversi. La Rivista riflette nei contenuti la ripresa del cammino nel quotidiano. Il Congresso avrà ampio spazio in uno dei prossimi numeri mentre le pagine di questa edizione vogliono accompagnare il Lettore nel momento delle sue riflessioni estive, quanto mai utili a ritemprare lo spirito.
Viviamo immersi in un mondo che “galleggia” - per così dire - nel mare della comunicazione. L’intera umanità appare “interconnessa” e le notizie vengono diffuse in tempo reale. Ciò è una evidente dimostrazione del concetto di “rete” che collega tutti gli esseri umani, ma provoca una certa tensione nell’individuo. Il rischio infatti è che la manipolazione delle informazioni faccia sì che il singolo abbia qualche difficoltà a mantenersi un “essere pensante” e una grande facilità invece di diventare un essere “pensato”.
Da qui una duplice necessità: quella di comparare le informazioni ricevute e quella di dedicare dello spazio al silenzio e alla meditazione.
La comparazione delle notizie e delle fonti è un metodo per così dire pienamente teosofico. Se vediamo come le notizie vengono trattate in modo differente dai diversi media e dai giornali, comprendiamo come la notizia costituisca un nucleo che viene sviluppato a seconda dello scopo e dell’obiettivo di chi la fornisce. L’antico adagio che ha ispirato alcuni grandi giornalisti - il separare i fatti dalle opinioni- pare sconosciuto ai più.
Il silenzio e la meditazione invece possono aiutarci a superare il chiacchiericcio della mente concreta e a metterci in contatto con la dimensione dell’essere. Naturalmente silenzio e meditazione sono uno stato di non sempre facile conseguimento, ma anche i nostri tentativi di avvicinarci a queste realtà possono essere molto utili a riportare la calma e la serenità.
I “vecchi” teosofi affermavano che per conseguire l’equilibrio esistenziale e spirituale fosse utilissimo agire nella dimensione del servizio e della solidarietà. Agendo disinteressatamente a beneficio degli altri e di tutta l’umanità la personalità individuale - sempre preoccupata di accumulare qualcosa e di nutrire se stessa - viene ridimensionata lasciando spazio all’armonia, alla bellezza, all’amore.
Attraverso l’azione disinteressata e grazie alla capacità di non essere condizionati dall’attesa dei frutti dell’azione l’essere umano ha la possibilità di costruire una vita più semplice e sobria.
Scoprirà allora il grande valore della serendipità, il cui significato si ricollega ad un termine coniato nel 1745 da Horace Walpole, per indicare quel modo di viaggiare a caso, senza meta, dei principi di Serendip - l’antico nome dell’isola di Ceylon - che li portava sempre a scoprire qualcosa di bello e di straordinario.
La serendipità può guidarci a percepire un ordine di vita più profondo e vero; un ordine per così dire “teosofico”, composto da fatti e pensieri che preludono allo sbocciare del piano di coscienza della consapevolezza.
Antonio Girardi
Viviamo immersi in un mondo che “galleggia” - per così dire - nel mare della comunicazione. L’intera umanità appare “interconnessa” e le notizie vengono diffuse in tempo reale. Ciò è una evidente dimostrazione del concetto di “rete” che collega tutti gli esseri umani, ma provoca una certa tensione nell’individuo. Il rischio infatti è che la manipolazione delle informazioni faccia sì che il singolo abbia qualche difficoltà a mantenersi un “essere pensante” e una grande facilità invece di diventare un essere “pensato”.
Da qui una duplice necessità: quella di comparare le informazioni ricevute e quella di dedicare dello spazio al silenzio e alla meditazione.
La comparazione delle notizie e delle fonti è un metodo per così dire pienamente teosofico. Se vediamo come le notizie vengono trattate in modo differente dai diversi media e dai giornali, comprendiamo come la notizia costituisca un nucleo che viene sviluppato a seconda dello scopo e dell’obiettivo di chi la fornisce. L’antico adagio che ha ispirato alcuni grandi giornalisti - il separare i fatti dalle opinioni- pare sconosciuto ai più.
Il silenzio e la meditazione invece possono aiutarci a superare il chiacchiericcio della mente concreta e a metterci in contatto con la dimensione dell’essere. Naturalmente silenzio e meditazione sono uno stato di non sempre facile conseguimento, ma anche i nostri tentativi di avvicinarci a queste realtà possono essere molto utili a riportare la calma e la serenità.
I “vecchi” teosofi affermavano che per conseguire l’equilibrio esistenziale e spirituale fosse utilissimo agire nella dimensione del servizio e della solidarietà. Agendo disinteressatamente a beneficio degli altri e di tutta l’umanità la personalità individuale - sempre preoccupata di accumulare qualcosa e di nutrire se stessa - viene ridimensionata lasciando spazio all’armonia, alla bellezza, all’amore.
Attraverso l’azione disinteressata e grazie alla capacità di non essere condizionati dall’attesa dei frutti dell’azione l’essere umano ha la possibilità di costruire una vita più semplice e sobria.
Scoprirà allora il grande valore della serendipità, il cui significato si ricollega ad un termine coniato nel 1745 da Horace Walpole, per indicare quel modo di viaggiare a caso, senza meta, dei principi di Serendip - l’antico nome dell’isola di Ceylon - che li portava sempre a scoprire qualcosa di bello e di straordinario.
La serendipità può guidarci a percepire un ordine di vita più profondo e vero; un ordine per così dire “teosofico”, composto da fatti e pensieri che preludono allo sbocciare del piano di coscienza della consapevolezza.
Antonio Girardi
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