14 settembre 2018

Testi per l’intuizione [XXXV]

Ci sono brani di poesie, di libri, di memoriali, atti a suscitare l’intuizione del lettore. Il loro significato va oltre le parole e le immagini evocate.
È così per questo brano tratto dal Bollettino della Società Teosofica Italiana, intitolato “La vita interiore” di Renato Lazzarini, pag. 273: “Penetrate dentro il vostro mondo interiore e vedrete come in un attimo il pensiero, con velocità assai più grande della luce, dalle nebbie del passato si spinga alle verosimiglianze del più lontano avvenire: il tempo faticosamente tessuto dai secoli, quello che è serbato gravido di avvenimenti per l’universo nel futuro, è superato e ridotto a un punto in un semplice atto di pensiero. Guardate lo spirito: esso è il piccolo crogiolo in cui i millenni si adunano con un semplice atto di volontà. In un attimo, come il fiat della Genesi, il pensiero ridesta e ricompone le ceneri antiche, e foggia, novello creatore, nuove forme nel mondo ideale. è nello spirito che si rivela la verità assoluta. Essa non è fuori di noi, ma solo nel mistero della nostra anima, e solo attraverso l’anima nostra ci è dato talvolta di scorgerne qualche raggio. Ma allora chiudete i vostri occhi; serrate le vostre orecchie, che i vostri piedi non s’accorgano di toccare la terra! Ecco allora, quando l’anima vostra sarà maggiormente disposta a essere illuminata, quando sarà meno grave di animalità e più bramosa di idealità e di sogno, quando, nell’acuta tensione verso la plaga superiore dello spirito, essa vive la sua profonda vita interiore; allora tremate di commozione e di riconoscenza, che lo spirito della verità vi ha toccato; forse immediatamente dopo è scomparso: è stato un accenno, un lampo, un brivido: come il rombo del tuono che scuote, come raffica formidabile e improvvisa del vento che sconvolge, come rabbrividire delle ossa che atterrisce, come rivelazione dell’Ignoto che si afferma e sta. Vi ha appena toccati, ma ne siete rimasti appagati; voi traballate sotto il peso di quanto avete intravveduto e paventate che dilegui come una visione. Sono questi istanti che voi dovete rendere abituali. Perché tutto quello che vive al di fuori di voi non vale che in rapporto a voi e tutto ciò che è nel mondo sensibile non vale un solo fenomeno della vostra anima. Dunque è voi stessi che dovete intendere, e le cose esteriori soltanto perché vi aiutino a penetrare voi stessi. La coscienza profonda è il punto che Archimede cercava per sollevare l’universo, è l’equilibrio che governa tutte le cose dell’Infinito”.

Articolo tratto dal numero di luglio 2018 della Rivista Italiana di Teosofia.