17 marzo 2017

Il Mistero di Saliceto

Il Mistero di Saliceto
È questo il titolo di un interessante libro di Giudo Araldo, pubblicato da Bastogi.
Il sottotitolo: “I Templari e la loro presenza in Piemonte, Liguria, Savoia e Nizzardo” ci introduce ad un testo che è una sorta di geografia dell’anima (concetto ripreso nelle pagine conclusive del libro), che mostra inequivocabilmente la pervasività della presenza templare nelle aree geografiche sottoposte ad esame. Da Nizza a Entraque, da Tenda a Cuneo e, ancora, Osiglia, Albenga, Imperia, Mondovì, Alba, Saluzzo, Fossano, Savigliano, Cavallermaggiore, Cavour, Acqui, Asti, Pinerolo, Torino, Moncalieri, Susa, Chieri, Casale, Tortona, Chambery, per non parlare di numerose altre località.
Un capitolo a parte viene dedicato a Saliceto, paese nella Valle Bormida di ponente ed ai suoi misteri, a partire dalla leggenda nata alla fine dell’epopea templare e perpetratasi fino ai tempi moderni, dell’esistenza di un sotterraneo che collegherebbe il Castelvecchio templare in cima alla collina della Rosa al borgo nel fondovalle, spingendosi fin sotto la chiesa parrocchiale e il castello “nuovo”.
Saliceto custodisce straordinari patrimoni artistici, per certi versi enigmatici, il cui primo elenco comprende: la chiesa parrocchiale consacrata a San Lorenzo; il castello dei marchesi del Carretto; le chiese di San Martino e di Sant’Agostino.
Un paese di “cose nascoste” e dai molti enigmi.
Ne è un esempio la facciata della chiesa parrocchiale di San Lorenzo, simile ad un’ermetica pagina di un libro di pietre parlanti. Una chiesa coeva al duomo di Torino, con il quale costituisce il più importante monumento rinascimentale in Piemonte. Questa facciata, invero straordinaria, la colloca tra le più belle chiese d’Italia per lo stile rinascimentale puro, di schietta matrice toscana, attribuita ora alla scuola dell’insigne architetto Leon Battista Alberti, per il meraviglioso sviluppo della “sezione aurea”, e ora al Bramante per l’elemento architettonico dei capitelli che concludono le paraste ornamentali del portale principale: un elemento architettonico raffinatissimo, poggiante su cesti di giunchi intrecciati, quasi a rimandare a remota arte bizantina. Per alcuni questi capitelli sono “la firma del Bramante” poiché simili ai capitelli in Santa Maria delle Grazie a Milano. La chiesa è ricca di simboli esoterici, ermetici, alchemici e magici, che vengono puntualmente analizzati nel libro di Guido Araldo!
Da segnalare che la parte della geografia templare è preceduta da una breve introduzione dedicata ai “Pauperes Commilitones Christi”, che dettero vita ad una straordinaria esperienza di vita e di lotta, di ricerca e di potere, di cammino spirituale e di segreti.
Tutto si svolse fra il 1081, anno della fondazione dei Templari per opera dei Cavalieri Hugues de Payns, Arcimbaud de Saint-Aignan, Guy de Bourgfort, Godefroy de Saint-Omer, Nivard soprannominato Pagan de Montdidier, Godefroy o Gondemar de Bissot, Philippe de Saint Martin au Niggey, Roland o Reseal de Saint-Gills e André de Montbard o de Montbarey (zio materno di san Bernardo) ed il 1314, quando, il 18 marzo, a Parigi, presso lo Square du Vert Galant, dopo sette anni di durissima prigionia, tra terribili torture per estorcere le confessioni, i massimi gradi dell’Ordine furono messi al rogo.